La Francia ha iniziato il suo Mondiale 2026 con una vittoria per 3-1 contro il Senegal, ma per Manu Koné il debutto è rimasto soltanto sfiorato. Il centrocampista della Roma è rimasto in panchina per tutta la partita, con Didier Deschampsche gli ha preferito Aurélien Tchouaméni e Adrien Rabiot nella doppia mediana del 4-2-3-1. Una scelta che non va letta come una bocciatura, ma come una decisione tattica e gestionale.
Equilibrio prima di tutto
Il motivo principale è nella partita stessa. Il Senegal ha messo in difficoltà la Francia soprattutto nel primo tempo, attaccando con fisicità, velocità e campo aperto. In quel contesto, Deschamps ha scelto di non toccare la struttura centrale della squadra, affidandosi all’esperienza e alla lettura di Tchouaméni e Rabiot.
Quando la gara si è aperta nella ripresa, il commissario tecnico ha cambiato davanti: fuori Dembélé per Barcola, poi Doué per Cherki. La scelta ha pagato, perché Barcola ha segnato il 2-0 e l’assetto offensivo ha trovato più brillantezza. A quel punto inserire Koné avrebbe significato modificare una zona che stava garantendo equilibrio.
Gestione Koné
C’è poi un secondo aspetto: la condizione. Prima del Mondiale, Koné aveva ammesso di aver superato due problemi muscolari nel finale di stagione con la Roma: “Ho avuto due problemi al flessore che hanno rallentato la fine della mia stagione, ma ho continuato a credere nel lavoro che stavo facendo”.
Per questo la panchina contro il Senegal può essere letta anche come gestione. Koné resta una risorsa importante per la Francia, soprattutto in gare più fisiche o da controllare con maggiore intensità. Per la Roma, invece, il segnale è doppio: il giocatore è dentro il gruppo dei Bleus, ma il Mondiale potrebbe diventare una vetrina soltanto se Deschamps deciderà di aprire le rotazioni nelle prossime partite.