Delvecchio riapre il cuore romanista: “Totti l’ottavo re, la Roma il mio addio più doloroso”

L’ex attaccante giallorosso si racconta alla Gazzetta: dai derby alla Lazio fino allo scudetto con Capello

Jacopo Mandò -
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Delvecchio
Delvecchio si racconta a Gazzetta: le sue parole sul passato con la Roma – Romaforever.it

Marco Delvecchio torna a parlare da uomo simbolo della Roma. Nell’intervista esclusiva concessa alla Gazzetta dello Sport, l’ex attaccante giallorosso ha ripercorso la sua carriera nella Capitale: l’arrivo dall’Inter, il rapporto con Carlo Mazzone, l’intesa con Francesco Totti, i derby contro la Lazio e il dolore dell’addio. Una storia che resta dentro la memoria romanista, soprattutto per chi ha vissuto gli anni dello scudetto del 2001.

Roma e derby

Delvecchio ha ricordato l’arrivo nella Capitale dopo lo scambio con Marco Branca, spiegando come quella scelta, col tempo, sia diventata decisiva per la sua carriera. A riceverlo trovò Mazzone, definito un uomo forte, diretto e pieno di ironia. Poi arrivarono Zeman, le critiche, i fischi e quella celebre esultanza con le mani dietro le orecchie, nata come sfida e poi diventata un gesto d’amore verso il pubblico romanista.

Il capitolo più caldo resta quello dei derby. Delvecchio ne ha parlato con leggerezza, ricordando soprattutto l’11 aprile 1999, quando la Roma batté la Lazio 3-1 con una sua doppietta e il gol di Totti, quello della maglia “Vi ho purgato ancora”. Un derby entrato nella storia e confermato ancora oggi come uno dei momenti più iconici della rivalità romana.

Totti, Capello e l’addio

Il passaggio più forte riguarda Totti. Delvecchio lo ha definito “la bandiera e l’ottavo re di Roma”, raccontando un rapporto tecnico e umano centrale in tutta la sua esperienza giallorossa. Con Fabio Capello, invece, arrivò la trasformazione tattica dell’anno dello scudetto: meno centravanti puro, più sacrificio sulla fascia per tenere insieme equilibrio e talento.

Nel finale, spazio anche alla Nazionale e a Euro 2000. Delvecchio ha segnato nella finale contro la Francia, poi persa al golden gol di Trezeguet dopo il pari di Wiltord nel recupero. Ma nella sua scala dei dolori resta una ferita ancora più grande: l’addio alla Roma. Perché certe storie non finiscono davvero, cambiano solo campo.