C’è una frase che in queste ore sta facendo rumore tra i tifosi della Roma: “Immaginate Pellegrini nell’Inter, in un centrocampo a tre con Barella e Calhanoglu. Sarebbe stata tutta un’altra storia”. Al netto della provocazione social, il punto è reale. Perché negli ultimi mesi il capitano giallorosso, prima del nuovo stop muscolare, stava vivendo il suo momento migliore del 2026: gol all’Inter, tre reti nell’ultimo mese tra campionato e coppe, 300 presenze in Serie A e la sensazione di essere tornato centrale dentro la squadra.
Il vero nodo è sempre stato il ruolo
La rivalutazione di Pellegrini nasce anche da qui: dal sospetto che per anni sia stato giudicato più per ciò che non era che per ciò che realmente può dare. Oggi, continua a essere percepito soprattutto come uomo d’attacco, quando invece il suo calcio sembra chiedere connessioni, tempi e letture più che strappi continui. E allora la frase circolata su X colpisce proprio per questo: forse in un contesto più strutturato e con due riferimenti forti accanto, Pellegrini sarebbe stato letto diversamente da tutti.
Tra rinnovo e appartenenza
Il finale di stagione, adesso, pesa anche sul futuro. I primi contatti tra la Roma e l’entourage del giocatore sono partiti, ma il punto chiave resta economico: Pellegrini percepisce circa 6 milioni netti più bonus e l’ipotesi sul tavolo passa da una riduzione importante, fino al 50%. Il rinnovo non è una formalità, ma il dossier è aperto e questo basta a raccontare quanto il legame non sia ancora spezzato. In una squadra che cerca identità, tenersi stretto un giocatore discusso ma profondamente romanista potrebbe non essere solo una scelta sentimentale: potrebbe essere anche una scelta tecnica.