Due giorni dopo Roma-Cagliari, mentre l’Olimpico si porta ancora addosso l’eco della doppietta di Donyell Malen, un’altra partita continua a giocarsi fuori dal campo: quella sul possibile rientro di Francesco Totti in società. Nell’intervista al Corriere dello Sport, Giuseppe Giannini non fa profezie, ma lascia una frase che suona come un semaforo giallo acceso: “Sono sicuro che lui e la proprietà avranno già parlato di questo aspetto”
Un indizio, non una conferma
La potenza di quel passaggio sta tutta nel non-detto. Giannini non dice “succederà”, non dice “quando”, non dice “con che carica”. Dice però che il nodo vero non è emotivo, è organizzativo: “L’importante è che abbia un ruolo operativo chiaro, per evitare gli errori del passato“. È qui che la suggestione diventa progetto: non basta riportare un simbolo in casa, serve incastrarlo dentro una struttura che funzioni. E il fatto che un ex con quel peso parli di confronto già avvenuto tra Totti e proprietà dà l’idea di un processo più avanzato di quanto sembri.
Il punto Roma: identità sì, ma senza nostalgia
La Roma non può permettersi un ritorno “da foto”. Se Totti rientra, deve farlo con confini netti e responsabilità definite: area sportiva, rappresentanza, Academy, rapporto coi giovani. Giannini lo dice chiaramente: “Una figura come la sua all’interno della società è fondamentale“, ma solo se non diventa un equivoco permanente. La sensazione è che la proprietà voglia evitare zone grigie, e che la piazza stia già leggendo ogni gesto come una traccia. Quella frase, oggi, è la traccia più forte.