Soulé “quinto”, Gasperini l’ha detto: la Roma non vive di ruoli, vive di compiti

“Non credo nella specificità”: una frase che sembra filosofia, ma è un manuale. E spiega perché Soulé può fare due mestieri nello stesso anno

Jacopo Mandò -
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Soulé
Matías Soulé a Trigoria: Gasperini lo elogia e identifica nel proprio scacchiere – Romaforever.it

Gasperini non l’ha messa sul tattichese: ha scelto una frase-manifesto. Duttilità prima della casella. Soulé, in emergenza, è stato adattato anche da esterno a tutta fascia e il tecnico ha ammesso che può essere una soluzione “in determinate situazioni”.

Il punto non è “dove” gioca, ma “che cosa” deve fare

Da quinto, Soulé non è chiamato a essere un terzino: deve dare ampiezza, gamba, coraggio nelle uscite, e soprattutto garantire che la squadra non si schiacci. Ma Gasperini ha aggiunto la vera ambizione: se invece di fare il quinto riesce a fare più l’attaccante e alzare i gol (ha citato la soglia “10-15”), allora cambia il suo peso specifico.

Perché è una scelta che parla anche del mercato

Quando dici “non credo nella specificità”, stai anche dicendo che la rosa deve essere fatta di profili compatibili, non di figurine. È il motivo per cui l’arrivo di un centravanti (Malen) può liberare Soulé da compiti difensivi e restituirgli metri più offensivi, senza perdere equilibrio.