Dal salto in lungo alla ribalta mondiale
A 20 anni Mattia Furlani è già entrato in una dimensione che va oltre l’atletica. Il talento di Marino, alle porte di Roma, nel 2025 ha messo in fila titolo mondiale indoor a Nanchino e oro ai Mondiali di Tokyo, diventando il più giovane campione del mondo di salto in lungo della storia con un 8,39 che lo ha proiettato tra i grandi della specialità.
Risultati che gli sono valsi anche il ruolo di simbolo dell’atletica azzurra: bronzo olimpico a Parigi 2024, Collare d’Oro del CONI e candidatura ai premi internazionali come Field Athlete of the Year.
In mezzo a tutto questo, però, resta un filo che lo riporta al pallone e a Roma.
“Il calcio si dimentica in fretta: servono strutture e cultura”
Intervistato da La Stampa, Furlani ha parlato anche di calcio, disciplina che per anni è stata il punto di riferimento assoluto dello sport italiano. Il suo giudizio è lucido: l’appeal del pallone oggi è “un po’ sì e un po’ no”.
Da una parte ci sono i simboli ancora freschi nella memoria – Totti e Buffon, che definisce “storia recente” – dall’altra la sensazione che nello sport si tenda a dimenticare in fretta, bruciando idoli e generazioni senza costruire davvero un sistema solido.
Per lui la chiave è chiara: l’Italia deve trovare strade nuove per formare campioni, investendo su quelle strutture che ancora mancano e su una cultura sportiva spesso assente, in cui la programmazione viene dopo il risultato immediato. Un discorso che vale per l’atletica, ma che si applica perfettamente anche al calcio.
Highlights per tutti, tranne che per la Roma
Alla domanda se preferisca gli highlights o la partita intera, Furlani risponde come farebbe qualsiasi ventenne bombardato da contenuti: in generale, sceglie gli highlights. È il modo più rapido per restare aggiornato su tutto.
Ma c’è un’eccezione che lo tradisce subito:
– Se c’è la Roma, partita
Novanta minuti pieni, senza tagli. Per il resto del calcio bastano le clip, per la Roma no. Lì il campione del mondo torna semplicemente tifoso, uno di quelli che si prende tutto: attesa, sofferenza, dettagli che non entrano mai nei riassunti da trenta secondi.
Furlani, insomma, è uno dei volti del nuovo sport italiano, proiettato nel futuro ma legato alle sue radici. E in quelle radici, in mezzo a battute d’asse e rincorse, c’è anche una certezza: il giorno in cui gioca la Roma, niente scorciatoie. Solo la partita.