Alla vigilia della sfida tra le sue ex, Atalanta e Napoli, Edy Reja allarga l’obiettivo e parla di Gian Piero Gasperini. L’idea è chiara: ciò che ha costruito a Bergamo non si è esaurito con l’addio—è diventato metodo, fino a trasformarsi in riferimento internazionale. E oggi, osservando la Roma, quel manuale è stato assorbito in fretta.
L’eredità alla Dea: metodo che resiste
Per Reja nella “Dea” restano strutture e abitudini nate con Gasp: principi di pressione, sincronismi a uomo, coraggio nel tenere campo. Il trionfo europeo è il simbolo di un ciclo che ha lasciato competenze oltre ai trofei. Anche se chi è venuto dopo ha trovato strade più accidentate, il codice originario rimane riconoscibile.
Manuale Gasp, edizione Roma
A Trigoria, dice Reja, l’apprendimento è stato rapido: squadra corta, aggressione alta, occupazione feroce dei mezzi spazi, densità vicino alla palla e ripartenze codificate. Non è solo estetica: significa punti, continuità e giocatori che crescono dentro un contesto esigente. La Roma “di oggi” è figlia di quel metodo: meno attesa, più verticalità e responsabilità condivise—chi entra sa cosa fare e dove farlo.