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DACOURT: "Orribile trattamento a De Rossi. Meritava rispetto, la Roma ci spieghi"

L'ex centrocampista: «Guardate come la Juventus ha dato l'addio a Barzagli, Daniele invece è stato salutato con un tweet. Pallotta vada al Corriere dello Sport per parlare ai tifosi»
Martedì 21 maggio 2019
ROMA - Como-Roma sul campo neutro dello stadio Garilli di Piacenza. Era il 25 gennaio del 2003, data storica per i tifosi giallorossi: la prima partita di Daniele De Rossi in Serie A. Con lui a centrocampo c'era anche un francese che non ha mai nascosto la sua ammirazione per il capitano giallorosso. Olivier Dacourt è orgoglioso di aver assistito all'esordio della bandiera giallorossa e di aver giocato con lui per tre stagioni. Anche per questo sposa l'invito del Corriere dello Sport al presidente Pallotta: «Giusto, venga nella vostra redazione per spiegare i motivi dell'addio di Daniele. Lo deve a lui, alla tifoseria giallorossa e a tutti gli amanti del calcio».

Il suo messaggio sui social a De Rossi è stato molto apprezzato dai tifosi.
«Per me è un orgoglio poter dire ‘io c'ero quando De Rossi ha esordito in Serie A'. Al di là della sua grande carriera è un uomo eccezionale. Ha provato a dedicare tutta la sua carriera alla Roma, ha ricevuto davvero tante offerte in questi anni, ma è sempre rimasto con la squadra che ama. Lui fa parte della Roma, proprio per questo non riesco a capire perché il club abbia preso questa decisione».

Una decisione presa dalla Roma.
«Io non so cosa si siano detti lui e la società, quello che so è che Daniele avrebbe giocato gratis per la Roma. De Rossi il prossimo anno sarebbe potuto essere meno importante in campo, ma sarebbe rimasto comunque fondamentale perché fa parte della storia del club. Daniele adesso si sente tradito. Poi bisogna parlare del modo in cui è stato annunciato il suo addio... Ma la proprietà è americana, nel business non c'è sentimento».

Nel calcio non c'è più sentimento?
«No, purtroppo. O quantomeno dovrebbe essercene di più. Io non credo che Barzagli sia stato così importante alla Juventus quanto De Rossi alla Roma. Il difensore prima giocava al Palermo, non ha cominciato nella Primavera della Juve, però è ammirevole come è stato trattato dalla società e che straordinario discorso ha fatto il presidente Agnelli per celebrarlo. Quando un giocatore ti ha dato tanto, deve avere un addio eccezionale».

L'annuncio dell'addio di De Rossi è arrivato tramite social.
«Sì, ed è stata una cosa orribile. Meglio dirsi le cose in faccia, meglio parlare direttamente piuttosto che mandare messaggini sui social su una questione così delicata. De Rossi è un calciatore, ma soprattutto è un sentimento. Il club avrebbe dovuto avere un minimo di rispetto per un uomo che ha dato tutto per la maglia e per la città».

Domenica la sua ultima partita, poi dove gli consiglierebbe di andare?
«Gli consiglierei di inseguire i suoi sogni e di andare a giocare al Boca Juniors. Alla Bombonera c'è un'atmosfera speciale, lui vorrebbe assaporarla. Altrimenti gli Stati Uniti o il Giappone: a Daniele piace viaggiare, e secondo me dovrebbe andare in un luogo dove poter trasmettere tutta la sua passione per il calcio. Prima di tutto gli auguro di godersi la meritata festa all'Olimpico».

La seconda straziante festa per i tifosi giallorossi dopo quella di Totti nel 2017.
«Straziante non solo per i tifosi ma per tutti gli amanti del calcio. Con gli addii di Totti e De Rossi si chiude una pagina della storia della Roma. Adesso i tifosi dovranno trovare la forza di ricominciare senza le loro bandiere, ma credo meritino anche di sapere la verità sull'addio di Daniele. Per questo mi piacerebbe che James Pallotta venisse a Roma, nella redazione del Corriere dello Sport, e spiegasse al popolo romanista i motivi del divorzio. I tifosi meritano una risposta. Ma questo purtroppo è il metodo americano: il business è il business, a loro basta solamente chiudere il rapporto».
di Jacopo Aliprandi
Fonte: Corriere dello Sport
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