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De Zerbi: "Con la Roma c'è stato qualcosa. Come Fonseca, amo palleggiare"

Sabato 14 settembre 2019
Roberto De Zerbi poteva essere sulla panchina di Fonseca, dopo che erano sfumate le piste Conte e Gasperini. "Con la Roma c'è stato, qualcosina", ci rispondeva dopo il 4-1 alla Sampdoria, prima della sosta.

I giallorossi sono l'unica grande che il Sassuolo non è mai riuscito a battere, domani potrebbe impiegare la difesa a tre; a destra sono in ballottaggio il tedesco Toljan e l'under 21 turco Muldur. In 13 sono rientrati dalle nazionali, Traorè viene dal viaggio più lungo, non è detto che sia titolare.

«La Roma ha qualità - spiega il tecnico alla seconda stagione nel Modenese -, per essere considerata una grande squadra. Se capita di essere messi in mezzo dal loro palleggio non bisogna fasciarsi la testa: l'hanno fatto con la Lazio, con il Genoa, sono destinati a ripetersi con tante. Dobbiamo difenderci bene, esaltare al massimo la nostra fase di possesso e manovra».

La Roma non è da scudetto?
«La Juve sta avanti in maniera marcata a tutte, non solo ai giallorossi. Sono partiti adesso, con il nuovo tecnico, hanno tutto il tempo per avvicinare al massimo la Juve, con tanti giocatori importanti».

Chi le sarebbe piaciuto allenare, fra i giallorossi?
«La rosa che ho mi rende felice e responsabile: non devo fare danni, cercando di far rendere tutti al massimo. Mi dispiace l'infortunio di Rogerio, nell'anno della consacrazione. Abbiamo alternative: Peluso, che ha fatto bene, Tripaldelli, il greco Kyriakopoulos».

Zaniolo è tornato con l'under 21. Come l'ex Pellegrini merita l'Italia di Mancini?
«Entrambi sono da nazionale maggiore. Sono maturi, fisicamente e calcisticamente. La Roma ha Dzeko, che si inventa i gol da solo. Pensassimo di poter costringere i padroni di casa a difendersi, partiremmo già male. Hanno Mykitaryan e Cristante, Florenzi e Kolarov, sono molto forti».

Come si fermano gli esterni?
«Più alta è la percentuale nostra di possesso palla, inferiore è la possibilità di subire».

Cosa la accomuna a Fonseca?
«Mi piace il suo gioco. Non dà punti di riferimento, porta molti uomini in avanti. Costruisce il gioco dal basso, cercando la pulizia della manovra. Nel mio piccolo provo a farlo anch'io, da quando alleno».

Restano i problemi difensivi, evidenziati già nella seconda stagione con Eusebio Di Francesco.
«Alla squadra ho fatto questo discorso, in mattinata. Eccellere in entrambe le fasi di gioco è difficilissimo, se si vuole giocare un certo tipo di calcio qualcosa si concede. Non come attenzione e concentrazione sui dettagli, ma occorre decidere cosa vuoi essere, sennò si resta un ibrido. Dipende anche dalla qualità dei calciatori, che sposta sempre tutto».

Chi le è dispiaciuto perdere, in questo mercato?
"Federico Di Francesco. L'avrei tenuto, si sarebbe ritagliato uno spazio, ha preferito andare altrove per cercare di avere più minuti da titolare. Lirola avrebbe potuto consacrarsi. Poi Demiral, Sensi, Boateng, mi dispiace per tutti, ma così siamo più forti della scorsa stagione. Non è peraltro certo che faremo meglio».
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