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Campionato rischiatutto

Venerdì 23 agosto 2019
Esce di scena, pure per sua scelta, il miglior risultatista italiano del momento (ultimo lustro): Massimiliano Allegri fa il disoccupato da pentacampione. Sul petto 5 scudetti consecutivi (e 4 coccarde della Coppa Italia di fila e 2 della Supercoppa italiana). E, comunque, 2 finali di Champions raggiunte nel suo quinquiennio di successo in bianconero. Lo sostituisce, soprattutto per la virata di chi fino a oggi ha sostenuto che vincere è l'unica cosa che conta, il giochista principe del nostro calcio: Maurizio Sarri arriva a Torino dopo aver alzato il 1° trofeo in carriera. In Inghilterra, con il Chelsea, ha conquistato l'Europa League. La polmonite gli toglie le prime 2 partite, al Tardini contro il Parma e allo Stadium contro il suo Napoli: resta a casa in convalescenza. Ma la serie A riparte proprio dallo storico avvicendamento sulla panchina più prestigiosa. E il passaggio di testimone è simbolico per l'intero movimento: ovunque gli allenatori, da Nord a Sud, vogliono rischiare di più. Su input dei club che li hanno chiamati. Il messaggio è intrigante: il pubblico merita di divertirsi. Il cambiamento è in corso.

NUOVA ERA - Roberto Mancini, insistendo sul 4-3-3 e sulla qualità, ha indicato la via da Coverciano: la Nazionale, in 13 partite della sua gestione, ha riportato l'entusiasmo dopo il flop mondiale di Gian Piero Ventura. Il campionato si è adeguato. Seguendo il ct, le nostre società hanno preparato la rivoluzione. Autentica. Bisogna osare di più, imitando i paesi calcisticamente che sono nel futuro da un pezzo. Evoluti e quindi d'esempio. Il collettivo che premia il singolo. L'organizzazione che caratterizza ogni squadra. Identità e personalità. Attacco e non difesa. L'Italia vuole specchiarsi e piacersi. Le big, dalla Juve in giù, ci provano. Bisogna sostenerle. In tribuna i tifosi e, ancora di più, i dirigenti in ufficio. Senza litigare ancora su che cosa sia meglio tra la bellezza del gioco e l'essenzialità del punteggio.

AMPIO CONSENSO - Gli sfidanti principali della Juve sono Carlo Ancelotti e Antonio Conte. Loro hanno sempre puntato sull'organizzazione. Ma vogliono andare oltre, alzando il baricentro rispettivamente del Napoli e dell'Inter. Ancelotti lascerà il 4-4-2 per il 4-2-3-1: dentro 4 attaccanti. Conte, con il suo 3-5-2, andrà all'assalto con intermedi offensivi come Barella e Sensi. E chissà se avrà pure Vidal. Più ingombrante il ruolo di Marco Giampaolo nel Milan e di Paulo Fonseca nella Roma. Il club rossonero ha scelto Giampaolo per il suo 4-3-1-2 propositivo: Suso trequartista dietro alle 2 punte, difensori e centrocampisti coinvolti nel palleggio. A Trigoria, invece, hanno puntato su Fonseca proprio per lo stile di gioco con cui griffa il suo 4-2-3-1: difesa altissima, mediani-incursori e rombo offensivo con 4 attaccanti costantemente in pressing. Calcio in verticale. E coraggioso, come ripete spesso il portoghese. E come è stato quello della Lazio di Simone Inzaghi, con il solito 3-5-2: gol a raffica sotto il segno di Correa.

GRUPPO ALLARGATO - La serie A, insomma, abbandona la paura. La rottura è con il passato: cancellato dalla lavagna nello spogliatoio il tatticismo. Meglio la strategia. In atto il tentativo per la spallata al vecchio che non avanza, soprattutto quando le squadre italiane varcano il confine. Adesso, però, serve più pazienza e meno prudenza. L'Atalanta di Giampiero Gasperini, con il suo 3-4-3, si è già fatta apprezzare per il comportamento di squadra. Il Torino di Walter Mazzarri, con il 3-5-2, è più efficace perché spavaldo. La Fiorentina di Vincenzo Montella, riproponendo il 4-3-3 palla a terra, pensa più alla costruzione che alla distruzione. Il Bologna di Mihajlovic non abbandona il 4-2-3-1 usato per la rimonta straordinaria nell'ultimo torneo.

PROVINCIA RICCA - Non è questione di classifica ma di spirito. Basta pensare al Sassuolo di Roberto De Zerbi: il suo 4-3-3 è creativo. Come quello della Sampdoria di Eusebio Di Francesco. Ma va seguito anche chi predica calcio con il 4-3-1-2: il Cagliari di Rolando Maran che ha talento a centrocampo e davanti, il Genoa di Aurelio Andreazzoli che si sposta spesso nella metà campo avversaria, il Brescia di Eugenio Corini che ha in più la potenza di Balotelli e il Lecce di Fabio Liverani che non sventola certo la bandiera del difensivismo.
di U. Trani
Fonte: Il Messaggero
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