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Amarcord Udinese-Roma: da Da Costa a Spalletti, il Friuli sorride ai giallorossi

Con 16 vittorie in 41 uscite, la trasferta di Udine strizza l'occhio alla Roma
Venerdì 11 marzo 2016
Da questa stagione si è rifatto il look e ha cambiato nome, ma che lo si chiami Dacia Stadium o Friuli, il campo di Udine continua velatamente a strizzare l'occhio verso la Roma, che la tana bianconera ha avuto la capacità di sbancarla in ben 16 occasioni sulle 41 totali nelle quali vi si è recata.
Eppure non è stato facile iniziare a imporsi nella terra del Tokaj. Sebbene il primo successo giallorosso risalga al 24 dicembre 1950 (4-1 per la Roma), per riconfermarsi i capitolini dovettero infatti attendere la stagione ‘57/'58, in un'annata caratterizzata dall'avvicendamento in panchina tra Alec Stock e Gunnar Nordahl, con il secondo chiamato a sostituire il primo, dopo che questi fu allontanato dal presidente Renato Sacerdoti all'undicesima giornata, ponendo così fine all'ambizione di portare un tocco
british a una squadra costantemente a metà tra sogni di grandezza e realtà fatte di rassegnazione. Dovettero pensarci Dino Da Costa e Severino Lojodice a far uscire il primo 2 sulla ruota di Udine, dando il via a una tradizione positiva che proseguì comunque a singhiozzo, snodandosi tra due pareggi e una sconfitta sino al 1961, anno in cui i friulani scivolarono nelle serie inferiori, per restarci un ventennio, salutando la Roma con uno stop che gli argentini Manfredini e Lojacono le rifilarono già alla prima giornata di una stagione decisamente sciagurata per i padroni di casa.
Il confronto tornò stabilmente negli anni '80, caratterizzati oltretutto dall'aurea brasiliana che avvolse le sfide tre le due compagini. Da una parte Falcao e Cerezo, dall'altra Edinho e soprattutto Zico. Il Divino pose il suo sigillo nell'82/'83, anno tricolore, trovando il suo primo gol stagionale grazie a una deviazione aerea sulla punizione di Prohaska, mentre Zico colpì e fece male ai giallorossi nel campionato successivo, determinandone un k.o. poi rivelatosi cruciale al fine della riconferma sul tetto d'Italia. Il fil rouge, anzi, verdeoro, proseguì due anni più tardi, anche se Falcao era ormai lontano dalla Capitale e il Galinho destinato a un congedo dai friulani che Ubaldo Righetti accelerò notevolmente, con un fallo contestato che ne pose fine anticipatamente al campionato. Ci pensarono poi Roberto Pruzzo e Odoacre Chierico a siglare uno 0-2 che lo stesso Bomber e Zibì Boniek ribadirono anche l'anno successivo, sull'onda emotiva di una rimonta scudetto dannatamente interrottasi in un pomeriggio d'aprile, al cospetto del Lecce ormai già retrocesso.
La trasferta al Nord Est tornò poi a sorridere nel '92, precisamente domenica 24 gennaio, in un inverno fin lì buio per l'allora Roma di Vujadin Boskov, pericolosamente traballante tra la zona salvezza e quella di una tranquillità comunque lontana dalle vette della classifica. Una doppietta di Ruggiero Rizzitelli spezzò un digiuno esterno durato ben otto mesi, portando i giallorossi fuori dalle acque torbide. Il doppio sigillo di Francesco Totti non sortì invece lo stesso effetto qualche anno più tardi (1997/1998), in un confronto caratterizzato anche dalla contrapposizione tra il 4-3-3 di Zdenek Zeman e il 3-4-3 di Alberto Zaccheroni, risoltosi in favore del tecnico romagnolo con un rotondo 4-2, risultato che invece lasciò spazio a un più modesto 2-1 la stagione seguente, quando sulla panchina dei bianconeri sedeva ormai Francesco Guidolin, trainato al successo da Martin Jorgensen e Marcio Amoroso, nonostante in vantaggio fossero passati proprio i giallorossi, grazie a uno dei rari lampi da calciatore dell'Uragano Azzurro, al secolo Fabio Junior.
Contribuì invece Fabio Capello a portare il sorriso nei viaggi verso Udine. Fosse o meno per l'aria di casa che il tecnico di Pieris respirava al Friuli, la sua Roma sbancò quella che intanto era diventata casa Pozzo con una doppietta di Marco Delvecchio nel ‘99/2000, bissando il successo il 22 aprile dell'anno seguente, quando provvidero Vincenzo Montella, Damiano Tommasi e Hidetoshi Nakata a scalare altri importanti metri verso l'arrampicata scudetto, esauritasi con la festa del 17 giugno 2001.
Con un balzo nel tempo si arriva poi al 2005/2006 e alla prima era Spalletti, iniziata proprio con il passaggio del tecnico di Certaldo, in estate, dai friulani ai giallorossi. Targato Mancini (2), De Rossi e Chivu, quell'1-4 fu la vittoria numero 5 nel record delle 11 consecutive ottenute da una squadra che iniziava a sognare grazie al suo nuovo leader toscano, che in casa della sua ex squadra andò a fare la voce grossa anche l'anno seguente, grazie a una zampata di Matteo Ferrari nel finale, e riconfermandosi anche il 13 aprile 2008, quando i "vaffa" di Totti a Rizzoli e la lite tra Doni e Panucci trovarono poco spazio in una gara iniziata male (vantaggio locale con Di Natale), ma poi radicalmente ribaltata da Vucinic, Taddei e Giuly. Si era, allora, alla rincorsa dell'Inter di Roberto Mancini, dalla quale, invece, domenica i giallorossi proveranno a fuggire, per magari far vedere ancor più chiare le proprie luci negli specchietti retrovisori di Napoli e Juventus. Cabala a parte, i numeri pendono dalla parte di Spalletti.
di Matteo Latini
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