Francesco Totti torna a confessarsi a cuore aperto sulle pagine de Il Corriere della Sera. L’indimenticato capitano ha ripercorso le tappe più drammatiche della sua vita recente, mostrando al pubblico le proprie fragilità. Dalla profonda malinconia vissuta nel giorno dell’addio al calcio, che lo ha spinto a un passo dal baratro della depressione, fino alla terribile battaglia contro il Covid-19 in cui ha seriamente temuto per la propria vita. Nel suo lungo racconto c’è però spazio anche per l’attualità romanista. L’ex numero dieci spende parole al miele per l’ottimo lavoro di Gian Piero Gasperini e lancia un messaggio chiaro alla società sul proprio futuro: tornerà alla Roma solo per un ruolo operativo, rifiutando categoricamente la veste di semplice “bella statuina”.
Le parole di Totti
Ripercorrendo le emozioni contrastanti vissute nel giorno del suo ritiro, l’ex capitano confessa: “Da una parte più bello, perché mi aspettava, oltre quella porta, una festa clamorosa, unica. Ma dall’altra c’era tanta malinconia, perché finiva la mia carriera. Ero morto dentro, perché per noi calciatori, quando finisce il campo da gioco, cambia tutto, si chiude un ciclo della vita. Ero frastornato, non mi riconoscevo“.
Quel distacco radicale dal campo ha lasciato un segno profondo, spingendolo verso un periodo di grande fragilità emotiva: “Sì, c’è stato un momento in cui ho rischiato la depressione. Che è una parola pesante, che spaventa. Ma non riuscivo a ritrovare il senso delle cose. Improvvisamente arrivava il vuoto. Mi sentivo solo in mezzo all’oceano. Mi sembrava che il vuoto mi soffocasse. Non ero pronto, improvvisamente mi mancava la terra sotto ai piedi”.

A rendere ancora più drammatico quel momento è arrivata la dura battaglia contro il virus, un’esperienza che lo ha segnato profondamente: “Ho rischiato di morire. Morire di Covid, come mio padre. Stavano per ricoverarmi, avevo 87 di saturazione e una broncopolmonite fortissima. Ho passato 21 giorni con la febbre a trentanove e non respiravo. Poi mi ha chiamato il professor Zangrillo che mi ha suggerito di dormire con il torace sul letto, in modo da aprire i polmoni. Ne sono uscito, ma me la sono vista brutta”.
Spostando lo sguardo sull’attualità della squadra, Totti spende parole di grande stima per il lavoro di Gian Piero Gasperini: “Di lui ho un’opinione bellissima, è riuscito a far innamorare il popolo giallorosso, a costruire un gruppo unito, solido, che ha voglia di dimostrare e voglia di vincere. Quando al timone c’è un personaggio simile, tutto è possibile”.
Infine, riguardo a un suo possibile ritorno in società con un ruolo dirigenziale, il Dieci non lascia spazio a compromessi: “Ai tempi di Pallotta io ho lasciato tre anni e mezzo di contratto perché non volevo fare la bella statuina. Mi sembrava naturale che uno come me fosse coinvolto nell’area tecnica. Quando ero nella Roma come dirigente mi chiamavano solo quando c’erano problemi, per mettere pezze. Io mi sentivo parte e volevo essere nel progetto, non un uomo immagine. E anche ora questo non voglio fare. Se hanno bisogno della mia conoscenza del calcio, sono qui. Comunque il centenario lo festeggerò, con la gente di Roma, con i romanisti”.