Mezzo secolo di storia e di amore incondizionato per una sola maglia. Nel giorno del suo cinquantesimo compleanno, Francesco Totti si racconta a cuore aperto sulle colonne de Il Corriere dello Sport, in un’intima intervista concessa a Ivan Zazzaroni. L’ex capitano giallorosso apre il cassetto dei ricordi, confessando la travolgente nostalgia per il rettangolo verde e chiarendo una volta per tutte i retroscena del suo addio alla dirigenza romanista, una scelta dettata dal bisogno vitale di sentirsi utile e operativo. Tra una sorprendente ammissione su un antico fascino per i colori del Milan e un parere molto schietto sulle condizioni necessarie per poter cedere la sua leggendaria maglia numero 10 a Paulo Dybala, lo storico simbolo di Roma regala un ritratto genuino e senza filtri.
Le parole di Totti
Tagliando il traguardo del mezzo secolo, le riflessioni sul passato si fanno inevitabili e l’ex capitano non nasconde una profonda e sincera nostalgia per il rettangolo verde: «Pensa che io alcune volte mi rimetto sul divano e mi riguardo alcune immagini passate, e alcune volte dico, mah. Mi sorprendo. Cosa darei per tornare a giocare? Tutto».
Sul tema sempre caldo di un suo mancato rientro nei quadri dirigenziali del club, Totti allontana ogni vena polemica, ribadendo con fermezza e orgoglio i motivi che lo spinsero a rassegnare le dimissioni: «Non è un nervo scoperto, ho sempre detto che i matrimoni si fanno sempre in due. Io ho lasciato un incarico da dirigente, tre anni di contratto, lo ribadisco, perché poi sembra che ho rubato i soldi. No, li ho lasciati. Stare in società e non fare niente, mentalmente per come sono fatto io, sono inutile. Uno in più».

Interpellato sulla suggestione di cedere la sua iconica maglia numero 10 a Paulo Dybala, lo storico simbolo romanista fissa un paletto ben preciso, legando un’investitura del genere alla garanzia di una lunga permanenza dell’argentino: “Io penso che non si dà una dieci nel momento in cui fai 5-6 partite fatte bene. Bisogna “organizzare” un giocatore importante che rimanga a lungo alla Roma, non di passaggio».
Infine, ripercorrendo i bivi della sua carriera, svela un sorprendente retroscena sull’unica destinazione italiana che lo aveva intrigato e che avrebbe preso in considerazione in caso di clamoroso addio alla Capitale: «Se avessi lasciato la Roma, il Milan sarebbe stata la squadra in Italia. Da piccolo “tifavo” Milan, ma non tifavo. Era una squadra che mi affascinava».