Mezzo secolo di Totti: la nostalgia per il campo, il monito su Dybala e la verità sull’addio alla Roma

Le dichiarazioni dell’ex numero 10 e leggenda giallorosa nel giorno del suo 50° compleanno

Jacopo Pagliara -
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Francesco Totti
Francesco Totti (RomaForever.it)

Mezzo secolo di storia e di amore incondizionato per una sola maglia. Nel giorno del suo cinquantesimo compleanno, Francesco Totti si racconta a cuore aperto sulle colonne de Il Corriere dello Sport, in un’intima intervista concessa a Ivan Zazzaroni. L’ex capitano giallorosso apre il cassetto dei ricordi, confessando la travolgente nostalgia per il rettangolo verde e chiarendo una volta per tutte i retroscena del suo addio alla dirigenza romanista, una scelta dettata dal bisogno vitale di sentirsi utile e operativo. Tra una sorprendente ammissione su un antico fascino per i colori del Milan e un parere molto schietto sulle condizioni necessarie per poter cedere la sua leggendaria maglia numero 10 a Paulo Dybala, lo storico simbolo di Roma regala un ritratto genuino e senza filtri.

Le parole di Totti

Tagliando il traguardo del mezzo secolo, le riflessioni sul passato si fanno inevitabili e l’ex capitano non nasconde una profonda e sincera nostalgia per il rettangolo verde: «Pensa che io alcune volte mi rimetto sul divano e mi riguardo alcune immagini passate, e alcune volte dico, mah. Mi sorprendo. Cosa darei per tornare a giocare? Tutto».

Sul tema sempre caldo di un suo mancato rientro nei quadri dirigenziali del club, Totti allontana ogni vena polemica, ribadendo con fermezza e orgoglio i motivi che lo spinsero a rassegnare le dimissioni: «Non è un nervo scoperto, ho sempre detto che i matrimoni si fanno sempre in due. Io ho lasciato un incarico da dirigente, tre anni di contratto, lo ribadisco, perché poi sembra che ho rubato i soldi. No, li ho lasciati. Stare in società e non fare niente, mentalmente per come sono fatto io, sono inutile. Uno in più».

Francesco Totti (RomaForever.it)
Francesco Totti (RomaForever.it)

Interpellato sulla suggestione di cedere la sua iconica maglia numero 10 a Paulo Dybala, lo storico simbolo romanista fissa un paletto ben preciso, legando un’investitura del genere alla garanzia di una lunga permanenza dell’argentino: “Io penso che non si dà una dieci nel momento in cui fai 5-6 partite fatte bene. Bisogna “organizzare” un giocatore importante che rimanga a lungo alla Roma, non di passaggio».

Infine, ripercorrendo i bivi della sua carriera, svela un sorprendente retroscena sull’unica destinazione italiana che lo aveva intrigato e che avrebbe preso in considerazione in caso di clamoroso addio alla Capitale: «Se avessi lasciato la Roma, il Milan sarebbe stata la squadra in Italia. Da piccolo “tifavo” Milan, ma non tifavo. Era una squadra che mi affascinava».