Otto stagioni, 364 presenze e un legame sempre più profondo con la Roma. Nell’intervista concessa a Sportweek, Bryan Cristante ripercorre i momenti più significativi della sua avventura in giallorosso, racconta il rapporto con la città e si sofferma sul lavoro di José Mourinho e Gian Piero Gasperini, due allenatori che hanno segnato in maniera diversa il suo percorso.
Cristante: “Roma è diventata casa”
Tra i ricordi più belli, Cristante inserisce la vittoria della Conference League, la finale di Europa League contro il Siviglia e soprattutto la qualificazione alla Champions League conquistata nell’ultima giornata a Verona. «Era una competizione che mancava da troppo tempo a società, giocatori e tifosi», racconta.
Il centrocampista parla anche del suo rapporto con la Capitale: «Roma è una città di cui ti innamori subito». Dal Colosseoa Monteverde Vecchio, passando per Villa Pamphili, Cristante spiega di sentirsi ormai un romano d’adozione. «Non ho la cadenza romanesca, ma le battute in dialetto mi escono», scherza, ricordando i primi anni trascorsi accanto a Florenzi, Pellegrini e De Rossi.
Mourinho e Gasperini, due modi diversi di vincere
Nell’intervista trova spazio anche il confronto tra i due tecnici che più hanno inciso nella sua carriera romanista. Di José Mourinho dice: «Ha dato concretezza e il bisogno di vincere. Con lui abbiamo conquistato una coppa e ne abbiamo persa un’altra ai rigori».
Su Gian Piero Gasperini, invece, il giudizio è altrettanto netto: «È forte, c’è poco da fare. Bisogna seguirlo perché ha dimostrato ovunque il suo valore». E sul suo calcio aggiunge: «Con Gasperini giochi un calcio offensivo, moderno, corri, attacchi, recuperi tanti palloni. È faticoso ma divertente».
Parole che confermano il forte legame tra Cristante e il nuovo progetto tecnico della Roma, mentre nelle ultime settimane il club continua a lavorare anche al prolungamento del contratto del centrocampista, considerato uno dei leader dello spogliatoio.