Nel giorno dell’anniversario dello Scudetto 2001, Fabio Capello torna a raccontare la sua Roma. Su asroma.com, l’ex tecnico giallorosso ha ripercorso uno per uno i protagonisti di quella squadra, dalla A di Aldair alla Z di Zebina, sottolineando un concetto netto: quel titolo nacque dalla forza dei campioni, ma anche dal contributo di chi giocò meno e dalla visione di Franco Sensi.
La promessa di Capello
Il passaggio più forte riguarda la convinzione del gruppo. Capello ha ricordato la sconfitta per 3-2 a San Siro contro il Milan, trasformata quasi in un punto di svolta: “Entrai nello spogliatoio e dissi ai ragazzi che avremmo vinto il campionato. Non mi sono sbagliato”.
Una frase che restituisce il peso mentale di quella Roma, capace di reggere la pressione fino all’ultima giornata. Il 17 giugno 2001, all’Olimpico, arrivò il 3-1 contro il Parma con le reti di Totti, Montella e Batistuta. Non una chiusura qualsiasi, ma il sigillo su una squadra costruita per vincere e arrivata fino in fondo.
Da Totti a Sensi
Nel racconto di Capello c’è spazio per tutti. Batistuta viene definito l’uomo del salto di qualità, Totti la bandiera capace di vedere passaggi che altri non vedevano, Cafu e Candela gli esterni che cambiarono il peso offensivo della squadra. Poi i pilastri: Aldair, Samuel, Zago, Tommasi, Emerson e Nakata, decisivo nella rimonta contro la Juventus.
Il pensiero finale è per Franco Sensi, indicato come l’artefice di quel successo: “Mi ha dato la possibilità di allenare a Roma e di vincere un campionato grazie ai suoi investimenti sul mercato. Gli dico grazie per sempre”. Venticinque anni dopo, il ricordo resta lo stesso: quella Roma non fu solo una squadra forte. Fu una squadra completa.