La Roma si gioca una partita decisiva anche fuori dal campo. Entro il 30 giugno, il club giallorosso dovrà rientrare nei parametri del settlement agreement firmato con l’UEFA nel 2022, con una perdita aggregata massima di 60 milioni di euro sugli ultimi tre esercizi. Secondo La Gazzetta dello Sport, a Trigoria sarebbe stata valutata anche l’ipotesi di allungare l’accordo di un anno, fino al 2027, nel caso in cui il mercato non offrisse le condizioni giuste.
Il nodo del 30 giugno
La scadenza resta il punto centrale. La Roma proverà fino all’ultimo a chiudere la partita entro fine mese, evitando di arrivare a cessioni forzate o trattative al ribasso. Molto dipenderà dalle offerte che arriveranno per i giocatori più richiesti e dalla possibilità di generare plusvalenze senza indebolire troppo la rosa.
L’obiettivo della società è chiaro: rispettare i paletti UEFA e liberarsi dal regime speciale che ha condizionato le ultime sessioni di mercato. In quel caso, dal 1° luglio il club avrebbe maggiore margine per programmare gli investimenti in vista della Champions League.
Proroga, pro e contro
L’estensione al 2027 sarebbe una soluzione possibile, ma non gratuita. Servirebbe comunque avvicinarsi all’obiettivo fissato dall’UEFA e, soprattutto, accettare un altro anno di vincoli. Tradotto: meno libertà di spesa, più attenzione ai costi e mercato in entrata ancora condizionato.
Per questo a Trigoria la proroga viene considerata un’opzione di sicurezza, non la strada preferita. La Roma non vuole farsi prendere per il collo, ma sa che ogni scelta avrà conseguenze dirette sul lavoro di Gian Piero Gasperini e sulla costruzione della squadra. Il mese di giugno, ora, pesa come una finale.