Delio Rossi torna sul derby del 2008 e riapre una delle pagine più amare della storia recente romanista. Nell’intervista alla Gazzetta dello Sport, l’ex allenatore della Lazio ha ricordato il 3-2 deciso allo scadere da Valon Behrami, una partita che per i biancocelesti resta iconica e che per la Roma rappresentò una frenata pesante nella corsa Scudetto.
La squadra di Luciano Spalletti era superiore per classifica e ambizioni, ma uscì dall’Olimpico con una sconfitta dolorosa. Taddei aveva portato avanti i giallorossi, poi la rimonta della Lazio, il pari di Perrotta e infine il colpo di Behrami nel recupero.
Il ricordo del 2008
Rossi ha spiegato perché quella partita sia rimasta la più iconica del suo periodo laziale: “Eravamo sotto 1-0, e vincemmo 3-2 noi allo scadere con un gol di Behrami. A differenza di adesso eravamo sempre molto sfavoriti, perché giocavamo quasi per salvarci, la Roma giocava sempre per vincere lo Scudetto e quindi c’era una disparità di forze”.
Poi la frase destinata a far discutere: “Quella volta invece loro non arrivavano neanche a metà campo”. Una lettura forte, da derby, che tocca ancora un nervo scoperto per il popolo romanista. Quella Roma aveva qualità, gioco e ambizione, ma in quella notte perse un’occasione pesantissima.
L’aneddoto su Di Canio
Nella stessa intervista, Rossi ha raccontato anche un episodio legato a Paolo Di Canio, simbolo laziale di quegli anni. Durante un allenamento, l’ex attaccante si sarebbe rifiutato di svolgere un esercizio per la sequenza dei colori degli ostacoli.
Il motivo lo ha spiegato lo stesso tecnico: “Se lei non cambia i colori degli ostacoli, io non lo faccio”. I coni erano gialli e rossi. Rossi ha chiuso così il racconto: “Vuol dire essere laziali fino al midollo”. Un aneddoto di rivalità pura, che riporta il derby alla sua dimensione più istintiva: tecnica, memoria, appartenenza e sfottò.