Roma, sette anni dopo: dalla Champions dei rimpianti a quella di Gasperini

L’ultima Roma in Champions League uscì ferita col Porto. Quella di oggi ci torna con un’identità nuova, un terzo posto e un progetto da consolidare

Jacopo Mandò -
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Roma
La Roma nel 18/19: fuori contro il Porto in Champions, caos panchina e addio di De Rossi – Romaforever.it

Sette anni non sono solo un numero. Sono una linea che divide due epoche della Roma. L’ultima squadra giallorossa tra le grandi d’Europa era quella del 2018/19, ancora carica dell’eco della semifinale col Liverpool, ma già dentro un ciclo che stava finendo. Oggi la Roma di Gian Piero Gasperini torna in Champions League dopo il 2-0 al Verona, con gol di Malen ed El Shaarawy, chiudendo il campionato al terzo posto con 73 punti.

Due Rome, due mondi

La Roma di Di Francesco aveva ancora nomi pesanti: De Rossi, Dzeko, Manolas, Kolarov, Florenzi, Pellegrini, Cristante, più il talento emergente di Zaniolo. Ma era una squadra sospesa tra memoria e ricostruzione. In Champions uscì agli ottavi contro il Porto, ai supplementari, in una notte piena di rimpianti: gol di De Rossi su rigore, occasioni fallite da Dzeko e penalty decisivo di Alex Telles dopo intervento del VAR. Quella stagione finì con il cambio in panchina, l’arrivo di Ranieri e l’addio di De Rossi al calcio giocato.

La nuova Roma ha un’identità

La Roma di oggi nasce invece da una rincorsa. Non è la coda di un ciclo, ma l’inizio possibile di qualcosa. Gasperini ha dato aggressività, pressione alta, coraggio e una struttura chiara. Svilar è diventato una sicurezza, Mancini e Cristante colonne emotive, Dybala il talento da gestire, Malen il salto di qualità offensivo. La differenza più grande è proprio qui: la Roma 2018/19 sembrava inseguire il passato, quella attuale prova a costruire il futuro. La Champions non è più solo nostalgia delle notti europee, ma banco di prova per capire quanto questo progetto possa davvero salire di livello.