La Roma ha appena ritrovato la Champions League, ma a Trigoria il lavoro non si ferma. Il futuro dell’area sportiva resta uno dei nodi principali: Frederic Massara è verso l’addio dopo una parentesi breve, intensa e non sempre lineare, mentre il nome di Tony D’Amico resta tra i più caldi per raccoglierne l’eredità. Una scelta che avrebbe un significato preciso: dare a Gian Piero Gasperini un dirigente già abituato a lavorare dentro un modello tecnico forte, costruito sull’identità dell’allenatore.
Cosa ha lasciato Massara
Il bilancio di Massara va letto senza estremismi. Il tempo è stato poco, ma alcune operazioni hanno avuto un peso reale. In estate sono arrivati Neil El Aynaoui, Evan Ferguson, Wesley e Daniele Ghilardi, con una Roma che dopo un avvio lento sul mercato ha provato ad accelerare per consegnare rinforzi a Gasperini. Il colpo più pesante, però, resta Donyell Malen: arrivato dall’Aston Villa in prestito con diritto di riscatto, è diventato l’uomo decisivo nella volata Champions, fino al gol storico di Verona.
Gli errori e il nuovo potere di Gasperini
Il limite più evidente è stato l’allineamento. Massara ha lavorato in una fase complicata, con margini economici non semplici e una rosa da rifinire, ma la sensazione è che non ci sia mai stata piena sintonia tecnica con Gasperini. Alcune scelte hanno pagato, altre meno: l’attacco è rimasto corto per mesi, alcune scommesse hanno inciso poco, e il mercato ha spesso dato l’idea di inseguire più che anticipare. Ora, dopo il terzo posto e il ritorno in Champions, il peso del tecnico è inevitabilmente aumentato. La Roma ripartirà da lui: chi arriverà dovrà costruire non un mercato qualsiasi, ma il mercato di Gasperini.