A volte basta una frase per spiegare cos’è davvero il derby di Roma. Kenneth Taylor, arrivato alla Lazio a gennaio dall’Ajax, lo ha raccontato in un’intervista a Voetbal International con parole che sembrano già materiale da pre-partita: “Qui a Roma c’è questa cosa del derby che è incredibile. Con il mio amico Rensch ci sentiamo spesso, il che è bello. Ma la prima cosa che mi ha detto è stata letteralmente: ‘Qui non possiamo assolutamente girare per la città insieme’”. Una frase che fotografa benissimo il clima della Capitale e che rende ancora più affascinante il legame tra il centrocampista biancoceleste e Devyne Rensch, oggi invece dall’altra parte della barricata, con la maglia della Roma.
Amici, ma non in pubblico
Il punto più forte della storia è proprio questo contrasto: da una parte due ragazzi che si conoscono bene e continuano a sentirsi spesso, dall’altra una città che sul derby non concede zone grigie. Taylor lo ha detto chiaramente anche nella parte finale dell’intervista: “L’odio sportivo tra Lazio e Roma è incredibilmente profondo. Il 17 maggio ci sarà la partita, ed è una partita che entrambi aspettiamo con ansia”. Ed è qui che il racconto smette di essere una semplice curiosità e diventa quasi un manifesto del derby romano: l’amicizia resta, ma viene congelata; il rapporto personale sopravvive, ma deve piegarsi alla logica del nemico sportivo.
Il derby prima del derby
Per questo le parole dell’olandese fanno rumore. Perché raccontano una rivalità che a Roma si sente molto prima del fischio d’inizio e che trasforma anche due amici in simboli opposti della stessa città. Il derby del 17 maggio è ancora lontano, ma intanto una cosa è già chiara: Taylor e Rensch possono sentirsi, possono stimarsi, possono persino aspettare la sfida con la stessa ansia. Però a Roma, almeno per qualche settimana, dovranno farlo da amici-nemici. E forse è proprio questa la definizione perfetta di una delle partite più tossiche, affascinanti e totalizzanti al mondo.