Claudio Ranieri è la Roma, un cuore giallorosso, nato nel cuore pulsante della romanità, a Testaccio, dopo anni passati in panchina, ora Sir Claudio sembrerebbe aver smesso con le tattiche per occuparsi di un compito più “tranquillo”, oggi infatti svolge il ruolo di Senior Advisor della Roma.
Di questo e di tanti altri argomenti, Ranieri ha parlato nel corso di una lunga intervista rilasciata in esclusiva per Il Messaggero. Queste sono state le sue parole.
Le dichiarazioni di Claudio Ranieri
Ripercorrendo l’inizio del suo rapporto con il calcio, Claudio Ranieri ha raccontato come tutto sia nato da un sogno infantile:
«Il classico sogno da bambino. Non ho mai frequentato scuole calcio, allora non esistevano. Però c’erano gli oratori, io cominciai in quello di San Saba. A 16 anni non ancora compiuti feci un provino con la Roma ma non mi presero. E finii in una squadretta succursale. Fu Herrera a ripescarmi».
Entrando poi nel tema del rapporto umano con i calciatori, Ranieri ha spiegato quale sia, secondo lui, il modo giusto di relazionarsi con una squadra:
«I tifosi pensano che siano dei robot, metti il gettone e loro giocano. Non funziona così: hanno degli alti e dei bassi, e tu devi stargli vicino soprattutto nei momenti difficili. Io mi sono sempre proposto come un equilibratore».
Parlando dell’esperienza che lo ha portato a vincere la Premier League con il Leicester City, Ranieri ha chiarito come quel successo non lo abbia trasformato:
«No, io sono sempre quello della poesia di Kipling. Più che altro ha fatto cambiare l’opinione su di me. Sfioravo gli scudetti con squadre che non erano attrezzate per vincere i campionati, ed ero l’eterno secondo o il magnifico perdente. Però accettavo tutto, perché non puoi andare contro il mainstream. È sempre una fatica inutile».
Tornando invece alla scelta di rifiutare la panchina della Nazionale, l’allenatore ha spiegato i motivi che lo hanno portato a quella decisione:
«È stato difficile nel senso che quale allenatore non vorrebbe allenare la Nazionale del proprio Paese? Ma, al tempo stesso, non è stato difficile perché sono sotto contratto con la Roma. Ci sarebbe stato un conflitto di interessi pazzesco. Mi è sembrata la scelta più onesta».

Chiarendo poi il senso della sua decisione, Ranieri ha precisato:
«Ho scelto la Roma e un contratto scritto».
A proposito del rapporto con la proprietà giallorossa, l’allenatore ha raccontato il confronto avuto con la famiglia Friedkin:
«Claudio decidi, e qualunque cosa deciderai, noi saremo con te. Sono stati molto corretti».
Affrontando il tema della gestione di un club da parte di proprietari stranieri, Ranieri ha ridimensionato le polemiche:
« Sono stato otto anni In Inghilterra. Ken Bates, il presidente del Chelsea, l’ho visto soprattutto dopo che ha lasciato il club. Abramovic veniva qualche volta in trasferta e mi riportava indietro con il suo aereo personale. Al Leicester il thailandese si presentava di tanto in tanto. Il presidente è importante perché a fine mese paga. Solo in Italia siamo ossessionati dalla sua presenza».
Guardando infine al futuro e al legame con la AS Roma, Ranieri ha lasciato intendere quale potrebbe essere l’epilogo della sua carriera:
«Penso che finirà così, poi mai dire mai. Avevo assicurato che non avrei più allenato dopo Cagliari, e invece è uscita fuori la Roma. E alla Roma non potevo dire di no».
Entrando più nello specifico sul suo rapporto con la panchina, Ranieri ha spiegato di non immaginare un ritorno come allenatore:
«Parlo di un ruolo dirigenziale. Con la panchina ho chiuso, troppo faticoso. Negli ultimi anni mi sono accorto che la sconfitta mi divorava. Il piacere della vittoria dura poco, cominci a pensare subito alla partita successiva».
Infine, riflettendo su come sia cambiato il suo modo di vivere il calcio, Ranieri ha concluso con una nota personale:
«No, per questo ho smesso. Prima, quando perdevo, me ne facevo una ragione. Nel calcio hai sempre, o quasi, un’altra occasione. A un certo punto è cambiato qualcosa. sarà l’età. Pensavo che sarei morto in campo, ma non succederà».