Il 23 dicembre la Roma ha consegnato in Campidoglio il PFTE del nuovo impianto a Pietralata: è stato il passaggio che ha rimesso in moto l’iter, con l’ambizione dichiarata di restare nel perimetro Euro 2032. Ora, però, si entra nella fase più delicata: quella in cui le carte diventano decisioni.
Il passaggio “sì o no”: cosa succede in Giunta e in Assemblea
Nei prossimi giorni Roma Capitale dovrebbe portare in Giunta la delibera che conferma l’interesse pubblico (un via libera politico-amministrativo necessario per far proseguire il percorso). Poi il testo passerà nelle sei commissioni capitoline (tra cui Mobilità, Urbanistica, Ambiente, Lavori Pubblici) e quindi tornerà in Aula per il voto finale, con un obiettivo temporale chiaro: arrivare in Assemblea entro fine febbraio.
In questo quadro si inseriscono anche le parole di Roberto Gualtieri, pronunciate al Teatro Brancaccio: l’Assemblea dovrà esprimersi “solo con un sì o un no” e il Comune punta ad accelerare.
La parte che non fa rumore: scavi, Conferenza dei Servizi e la data-soglia 2027
Dopo il voto, si apre la partita tecnica: la Conferenza dei Servizi decisoria, il tavolo in cui siedono decine di enti e che, per legge, deve chiudersi entro tempi definiti (si parla di una finestra fino a 180 giorni).
Per arrivarci “con i compiti fatti”, il progetto deve superare le verifiche e soprattutto completare gli scavi archeologici preventivi, tema su cui la Soprintendenza avrà un ruolo inevitabile.
Ecco perché la frase di Gualtieri (“fiduciosi che all’inizio del 2027 possano partire i lavori veri e propri”) vale più di uno slogan: fissa una data-soglia politica, oltre che tecnica.
Nel frattempo, sullo scenario Euro 2032 pesa anche la figura del commissario straordinario per gli stadi, Massimo Sessa, indicato dal Governo per coordinare e supportare gli interventi infrastrutturali.