A Roma certe parole fanno più rumore dei comunicati, perché toccano identità, non solo calcio. E infatti, mentre la Roma corre (anche emotivamente) dopo il 2-0 al Cagliari, fuori dal campo prende forma un’ipotesi che fino a poco fa viveva di suggestioni: il ritorno di Totti. Non con una passerella, ma con un percorso. Secondo la Repubblica, la linea sarebbe quella di una consulenza esterna come primo passo, utile a ricostruire il rapporto e a definire competenze e responsabilità prima di un eventuale ingresso vero nell’organigramma.
La formula “ponte”: ambasciatore sì, ma con una promessa di area tecnica
La novità, sempre secondo la ricostruzione di Repubblica, è l’apertura dello stesso Totti: sarebbe disposto a partire da un ruolo istituzionale, da ambasciatore del brand Roma, con la prospettiva di un coinvolgimento successivo nel settore tecnico.
Qui sta la differenza tra un ritorno “simbolico” e uno credibile: Totti non vuole un incarico ornamentale, e su questo anche Sky Sport ha sottolineato che l’ex capitano non sarebbe orientato ad accettare un ruolo di facciata.
In altre parole: l’ambasciatore è il primo gradino, non il traguardo.
Il nodo vero è uno solo: potere reale e perimetro chiaro
Se questa ipotesi diventa concreta, la domanda non sarà “torna o non torna”, ma che cosa fa, con quali responsabilità e con quale autonomia. Il tema del “ruolo operativo” è già entrato nel dibattito: il Corriere dello Sport parla di contatti continui e di una Roma che lavora a un profilo non da immagine, ma da utilità quotidiana.
Ed è qui che l’operazione può diventare davvero una nuova fase: una soluzione graduale per evitare cortocircuiti, ma con la prospettiva — a stretto giro — di dare a Totti “peso” nelle scelte, non solo presenza nelle foto.