De Rossi esplode sul VAR dopo Genoa-Napoli: “Questo calcio non esiste più”. E a Roma suona come un déjà-vu

Il rigore al 95’ che ha consegnato la vittoria al Napoli contro il Genoa ha acceso la miccia: Daniele De Rossi parla di “regolamento distorto” e mette nel mirino il concetto di “chiaro errore”

Jacopo Mandò -
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De Rossi
De Rossi con il Genoa: le parole dopo Genoa-Napoli – Romaforever.it

Non è la solita sfuriata post-partita. È un discorso “di sistema”. Dopo Genoa-Napoli (finita 2-3 con rigore in pieno recupero), Daniele De Rossi non contesta solo la decisione: contesta la logica con cui si arriva a richiamare l’arbitro al VAR. E quando dice “l’arbitro in campo ormai non c’è più”, sta parlando a tutti quelli che negli ultimi mesi hanno avuto la sensazione di giocare partite diverse… a seconda di chi le interpreta in sala video.

Il rigore della discordia e il “chiaro errore” che divide

L’episodio è chiaro: contatto in area, review, rigore trasformato da Rasmus Højlund dopo il check del VAR per un fallo di Maxwel Cornet su Antonio Vergara.
De Rossi entra dove fa più male: non dice “non c’è contatto”, dice “non è un chiaro errore per richiamare”. È la differenza tra “episodio” e “protocollo”: il Genoa si sente punito non da un fischio, ma da una soglia diventata elastica. E il tema, per il calcio italiano, è enorme: perché se la soglia cambia da partita a partita, il VAR smette di essere correzione e diventa interpretazione.

Perché ai romanisti questa storia interessa più del Genoa

Il romanista medio non sta tifando Genoa, sta ascoltando il sottotesto. La Roma viene da settimane in cui gli episodi hanno lasciato scorie (e in un campionato tirato, le scorie diventano punti). De Rossi, che Roma la conosce meglio di chiunque, mette in parole una frustrazione “da piazza”: dover chiedere ai difensori di saltare con le mani dietro la schiena, restare distanti, giocare in area come se fosse un campo minato.
E c’è un altro dettaglio: questa polemica esplode mentre il Napoli resta dentro la corsa alta e si prepara alle prossime tappe decisive. Se le partite si decidono sempre di più su episodi-limite, allora la Roma non può permettersi di arrivare ai big match con la testa già in trincea: servono lucidità, area “pulita”, e la capacità di non regalare appigli. Perché oggi, anche mezzo passo in ritardo può diventare un replay da 30 secondi… e una stagione da 38 giornate.