Paulo Roberto Falcão, storico centrocampista brasiliano e protagonista dello scudetto giallorosso del 1983, è tornato a parlare della Roma. L’ex numero 5 ha concesso un’intervista in esclusiva a Il Corriere dello Sport, nel corso della quale ha condiviso alcune riflessioni sulla sua esperienza e sul mondo giallorosso, passando dal passato alla Roma dei giorni nostri. Queste sono state le sue parole.
Le dichiarazioni di Paulo Roberto Falcao
“Il primo a cambiare la storia della Roma? Forse un po’ sì. Di sicuro io feci di tutto per far capire a Roma e alla Roma che se fino a quel momento era stato fatto ‘5’ si poteva fare ‘7’. Potevamo e dovevamo credere di più in noi stessi e questo andava fatto comprendere nello spogliatoio, ancora prima che in campo. Si poteva giocare contro la Juve a Torino o contro l’Inter ad un livello alto, senza partire sconfitti in partenza. E infatti piano piano iniziarono a rispettarci, Juve-Roma divenne un derby nazionale. Non so quanto di Paulo Falcao ci fosse in tutto questo, ma probabilmente oggi posso dire che con me si iniziò ad andare in campo a testa alta“.

Guardando invece alla situazione attuale del club giallorosso, Falcao ha poi espresso il suo punto di vista sul presente e sulle prospettive future:
“Sicuramente la Roma ha un allenatore con cui può, almeno, lottare per la Champions. Gasperini mi piace, penso possa fare delle belle cose. Lui è bravo, ha fatto bene all’Atalanta, per cui gli va lasciato spazio per lavorare. Roma non è Bergamo, ma ha tutte le capacità. Ripeto: gli sia dato tutto il tempo di cui ha bisogno per lavorare e far crescere la Roma“.
Nel corso dell’intervista si è poi parlato anche dell’ipotesi di un ritorno di Francesco Totti nell’ambiente romanista e, a quel punto, Falcao ha rivelato che anche per lui si era presentata un’occasione simile:
«Sì».
Entrando nel dettaglio di quella possibilità, il brasiliano ha spiegato quale sarebbe stato il suo ruolo:
“Come allenatore. Facemmo un contratto biennale nel gennaio del 1991, stavo andando a Cortina a trovare il presidente Viola, ma lui morì in una settimana. Peccato, ero e sono un bravo tecnico, quando ero ct del Brasile negli Anni 90 chiamai Cafu e Leonardo che erano dei ragazzini e in 8 mesi impostai la squadra che avrebbe vinto il Mondiale nel 1994. Con la Roma, in ogni caso, non ebbi altre occasioni. Mai“.

Allargando poi lo sguardo allo stato di salute del calcio italiano, Falcao ha analizzato le difficoltà del movimento:
“Non penso ci sia un solo problema, ce ne sono tanti, altrimenti le cose sarebbero già state risolte. Sicuramente in passato tutti ambivano alla Serie A, adesso vengono prima l’Inghilterra e la Spagna, è come se ci fosse meno prestigio, non credo sia solo una questione di soldi. Non ci sono grandi talenti e non ci sono grandi investimenti. A proposito…“.
A quel punto, l’ex centrocampista ha aggiunto una considerazione legata al mercato e alle scelte recenti della Roma:
“Mi dispiace che la Roma non abbia preso Yuri Alberto perché è veramente un gran bel giocatore, molto interessante. Ma ecco, in Italia in questo momento è così. E devo dire che anche in Brasile non è così semplice trovare campioni. Oppure il talento che gioca in strada e diventa un fenomeno. A 15 o 16 anni ci sono giocatori che guadagnano tanto e non lo meritano. Vi assicuro che c’è crisi anche da noi, non ci sono più Pelé e Zico“.
Infine, soffermandosi sugli investimenti della proprietà giallorossa e in particolare sull’acquisto di Wesley, Falcao ha concluso così:
“A Gasperini piace giocare con tre difensori e lui è uno che sulla fascia parte e arriva in fondo. In Brasile era impiegato più a destra, ora vedo che Gasp lo schiera anche a sinistra. Anarchico? Ha talento e i giocatori di quel tipo un po’ lo sono“.