Nainggolan: “Con Totti cresce il brand Roma, ero triste di aver lasciato Roma”

L’ex centrocampista giallorosso si è raccontato nel corso di un’intervista

Jacopo Pagliara -
Tempo di lettura: 5 minuti
Radja Nainggolan
Radja Nainggolan (RomaForever.it)

Radja Nainggolan e la Roma, un amore viscerale e reciproco, che sicuramente sarebbe potuto durare ancora per molto tempo. Dopo tanti anni è ancora forte il sentimento del centrocampista belga per i colori giallorossi, come testimoniato dal suo recente intervento in esclusiva ai microfoni di Radio Man Man Sport. Queste sono state le sue parole.

Le dichiarazioni di Radja Nainggolan

Radja Nainggolan ha parlato della sua attuale esperienza calcistica, raccontando come è tornato a giocare e cosa lo motiva in questa fase della sua vita

“Ho fatto alcuni gol belli, avevo smesso per qualche mese ma mi mancava lo spogliatoio. Non avevo problemi e quindi perché smettere? Solo che ora ho altri obiettivi, gioco a casa con i giovani. Questa è la mia soddisfazione“.

Il centrocampista ha poi confrontato il gioco nella realtà attuale con l’esperienza dei grandi stadi come San Siro.

“Buona domanda, non è facile rispondere. Qui devi provare a vivere in un certo modo per giocare bene, a me non è successo. Mi spingeva il pensare di essere più forte così mi mettevo in mostra con avversari forti. Credo di essere stato uno dei centrocampisti più forti ai tempi della Roma ma anche ai tempi di Cagliari. Deve piacerti il gioco, a me piace e quindi continuo. Mi diverto quando gioco con i ragazzi dell’età di mia figlia, mi piace mettermi in mostra. Quando farò fatica sarà giusto smettere, ma per ora sto bene. Secondo me sono anche da prima divisione, ma sappiamo che ora si punta molto sui giovani“.

Radja ha poi raccontato dove gioca oggi e l’ambiente che lo circonda.

“C’è una comunità italiana, fatta di emigranti che lavoravano qui“.

Ha ripercorso anche alcune scelte passate della sua carriera e gli episodi che ricorda con affetto o con un po’ di amarezza.

“No, neanche l’approdo alla SPAL perché volevo aiutare De Rossi che ai tempi mi diede tanto. Poi dopo una settimana è andato via e sono rimasto fregato. L’esperienza più bella fu in Indonesia, per un fatto anche di origini. Avrei rifatto tutto“.

Nainggolan ha parlato dei valori nel calcio moderno e del rapporto umano che mantiene con i suoi ex compagni.

“No, io per esempio non ho mai giocato per soldi pur avendoli guadagnati. Io credo nell’amicizia nel calcio, ma molti non sentono più nessuno dopo il ritiro. Io sento molti miei ex compagni, della Roma ma anche di Piacenza e Cagliari. Per me è più importante il lato umano, perché quando ti ritiri rimane quello“.

Riguardo al ritorno di Francesco Totti nella Roma, Radja ha espresso la sua opinione personale e professionale.

“Parlo da suo amico e da persona neutrale. So che se si parla di Roma si parla di Totti. Sono stato all’Inter e lì c’era Zanetti vicepresidente, perché Totti non lo può fare? Con Totti ricresce il brand Roma, sarebbe interessante. Poi è un uomo di calcio, attaccato a Roma, non capisco perché non dovrebbe funzionare“.

Francesco Totti
Francesco Totti (RomaForever.it)

Il centrocampista ha valutato anche le possibilità di un suo ex compagno come Nainggolan nella Serie A attuale.

Qualitativamente sì, perché il livello è basso. Prendendo la Roma di oggi, quale giocatore attuale avrebbe giocato ai tempi nostri? Non per attaccare i romanisti attuali, ma il livello generale è questo. Per dire, Holm è andato alla Juve e all’epoca c’era Dani Alves. Questa è la qualità di oggi“.

Nainggolan ha ricordato il cambio di ruolo subito ai tempi di Spalletti e come ha influito sul suo modo di giocare.

“La squadra è importante e lavoro per rendere la squadra più forte. Spalletti vide in me i gol e gli inserimenti, e mi mise dietro all’attaccante. Non era un ruolo alla Totti, ma dovevo fare prima pressione e fare gol/assist. Dovevo solo fare quello che facevo sempre ma facendo più gol“.

Parlando di valore economico, Radja ha scherzato sul confronto con altri calciatori moderni.

150. Io sono andato all’Inter per 37“.

Ha spiegato anche cosa non gli ha fatto sentire completamente a suo agio durante alcune esperienze professionali.

“A me piace il popolo vero, le persone casarecce. Andavo alle osterie, io ero così. Preferisco stare in famiglia e fare due chiacchiere con i tifosi. A Milano sei sempre in competizione e non mi sentivo a mio agio. I tifosi dell’Inter mi hanno voluto bene e io voglio bene all’Inter, ma io ero uno che viveva fuori dal campo. La prima domanda fu se fossi contento di essere arrivato all’Inter e io ero più triste di aver lasciato Roma. Sono poi andato via. Mi sentivo una persona importante e all’epoca Monchi mi chiedeva dei prossimi giocatori“.

Radja ha poi ricordato un episodio particolare legato al rapporto con la dirigenza.

“Mi era successo con Sabatini, pensavo che anche Monchi fosse così. Poi vado in vacanza e mi arrivano delle chiamate dalla Turchia. Scopro poi tramite il mio agente che avevano dato mandato per cedermi. Allora decisi di andare da Spalletti. Non posso salutare uno che mi chiedeva quello che pensavo e poi voleva cedermi, ha fatto lo stesso con Dzeko ma lui aveva un altro carattere. Una persona così è una persona falsa“.

Nainggolan e Monchi
Nainggolan e Monchi (foto gazzetta.it)

Non sono mancate battute sul tempo libero e le sfide informali.

“Mi ricordo una cosa del genere, ma non l’episodio“.

Nainggolan ha anche parlato del suo approccio al gioco e del suo rapporto con i simulatori e le simulazioni in campo.

“Il calcio non è roba da fighette. Io ero duro, non capivo perché sarei dovuto andare per terra dopo essere andato a contrasto. Mai capito come la gente si rialzava subito dopo lo spray“.

È poi tornato a parlare dei rimpianti legati alla sua carriera, pur riconoscendo le soddisfazioni vissute.

“Sì, ma va detto che anche la Coppa Italia era difficile perché gli impegni erano tanti e molti non erano abituati. Il rimpianto c’è, non ho mai vinto niente e avrei voluto vedere la folla dopo un successo. Aver giocato la Champions per me è stata comunque una soddisfazione. Sì, la Roma ha vinto la Conference ma all’epoca la Conference League è  come la Nations League, se dobbiamo inventare coppe per farle vincere è solo una roba di soldi“.

Infine, Radja ha espresso il suo giudizio sui portieri con cui ha giocato o che avrebbe scelto per una partita amichevole.

Svilar che è belga. Alisson è il più forte, è educato e si fece un anno di panchina a Roma. Dopo due mesi parlava italiano, è il più forte portiere con cui ho giocato. Con Svilar ci ho già giocato a calcetto ad Anversa e abbiamo vicini in comune“.