La Roma può (e deve) fare di più, ma se cerchi il punto esatto in cui Udinese-Roma prende una direzione definitiva, torni sempre lì: al contatto Gianluca Mancini–Keinan Davis che genera la punizione e, subito dopo, al pallone che si infila alle spalle di Mile Svilar. Calvarese non gira attorno al tema: fino a quel momento Juan Luca Sacchi “non aveva sfigurato”, ma la chiamata sul fallo è la crepa che spacca la gara (e la gestione).
La punizione “madre” del gol: perché Calvarese parla di errore tecnico
Nella lettura di Calvarese, Davis va in velocità e Mancini, in ritardo, si ferma senza un gesto attivo: è l’attaccante dell’Udinese che “gli va addosso”. Se la stessa dinamica fosse avvenuta in area, sostiene, sarebbe stata materia da OFR per togliere un rigore. Tradotto: quel fischio non doveva arrivare, e da quel fischio nasce la punizione calciata da Jurgen Ekkelenkamp e deviata in modo determinante da Donyell Malen, rendendola imparabile.
Dopo l’episodio, “mancano punti di riferimento”: la partita si scalda e la Roma esplode
Il passaggio più pesante, però, non è solo l’errore: è l’effetto domino. Calvarese ammette che Sacchi si “disunisce” dopo Mancini-Davis e finisce per non dare più riferimenti chiari ai calciatori. È anche qui che si spiega la scena della panchina: Gian Piero Gasperini furioso già sul fallo, ancora di più dopo l’1-0.
Nel giudizio complessivo, Calvarese salva un paio di snodi: giusta la lettura del contatto in area tra Oumar Solet e Daniele Ghilardi (prima palla al difensore), e meglio la parte disciplinare, anche se nel secondo tempo “si abbassa troppo” la soglia dei gialli, con quello a Lorenzo Pellegrini sul fallo a Atta ritenuto eccessivo.