In una partita già ruvida, la Roma trova il suo simbolo di resistenza proprio nel suo centrale più “di battaglia”. Tra il 25’ e il 30’, Gianluca Mancini prima si prende la scena con un anticipo che vale un gol tolto all’Udinese, poi finisce a terra nello scontro con Keinan Davis: sangue dalla fronte, uscita momentanea dal campo e rientro con la fasciatura. È il tipo di episodio che racconta in dieci secondi tutto il clima di Udine.
L’anticipo su Ekkelenkamp: un gol “cancellato” sul più bello
L’azione nasce da un contropiede friulano pulito e cattivo, con Davis che trova un filtrante perfetto dentro l’area per Jurgen Ekkelenkamp. Per un attimo sembra lo strappo giusto: palla nello spazio, difesa in rincorsa, porta che si apre. E invece Mancini legge prima di tutti, chiude la linea e anticipa in area con un intervento che sa di miracolo difensivo: non è solo una chiusura, è un messaggio alla squadra. Se la Roma deve soffrire, almeno soffre con qualcuno che ci mette la faccia — letteralmente.
Scontro con Davis, sangue e rientro fasciato: Roma in modalità “guerra”
Pochi istanti dopo, infatti, arriva lo scontro proprio con Davis: Mancini resta a terra, dalla fronte esce sangue e lo staff medico è costretto a farlo uscire per le cure. Il Bluenergy Stadium si ferma un attimo, la Roma si ricompatta e aspetta. Poi il rientro: fasciatura sulla zona interessata e subito di nuovo dentro il duello, come se nulla fosse. Un episodio che pesa anche psicologicamente: in una serata in cui il baricentro giallorosso è spesso basso e la partita si gioca su dettagli e seconde palle, avere Mancini in campo — anche “riparato” — è un segnale di identità, prima ancora che di tattica.