El Shaarawy e la Roma: dieci stagioni dal debutto, nel club che parla la lingua di Totti e De Rossi

Non è solo “fedeltà”: è il valore di restare utili, per anni, in ogni Roma possibile

Jacopo Mandò -
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El Shaarawy
Stephan El Shaarawy in aeroporto: traguardo raggiunto con la Roma e club delle leggende – Romaforever.it

Ci sono traguardi che non fanno rumore come un trofeo, ma raccontano molto di più di un momento. El Shaarawy entra nel gruppo ristretto dei giocatori che, a distanza di dieci stagioni dal debutto in giallorosso, risultano ancora dentro l’orbita Roma: una statistica rara, quasi “da album di famiglia”, in un calcio che brucia tutto in fretta.

Il decennio “interrotto” che vale doppio

La sua storia romanista è particolare: arriva a gennaio 2016 e timbra subito il debutto allo Stadio Olimpico con un gol contro il Frosinone, uno di quei dettagli che restano appiccicati alla memoria dei tifosi.
Poi l’uscita dal radar europeo, la parentesi in Cina e il ritorno: in mezzo, numeri veri (139 presenze e 40 gol nel primo ciclo) e un messaggio chiaro—la Roma, quando decide, sa anche riprendersi i suoi uomini.

Una lista che non è nostalgia: è identità

In quel “club dei dieci anni” ci sono nomi che pesano: oltre ai simboli moderni come Lorenzo Pellegrini e Leandro Paredes, ci finiscono colonne che hanno attraversato epoche intere, da Bruno Conti a Franco Tancredi.
Ed è qui che il dato diventa racconto: non stiamo celebrando “uno che è rimasto”, ma uno che è stato utile in contesti diversi, con allenatori e progetti diversi.

Il segnale per la Roma di oggi

Non a caso, con i criteri “per presenze” introdotti da Gian Piero Gasperini, El Shaarawy è stato persino un riferimento per la fascia prima del sorpasso di Bryan Cristante: un’indicazione plastica di quanto sia diventato “seniorità tecnica”, non solo romanticismo.
Ecco perché questo traguardo conta: perché in una rosa che cambia pelle spesso, la continuità non è un lusso—è una competenza.