C’è una cosa che Roma non perdona quasi mai: l’ambiguità. Alexis Saelemaekers, tornato all’Olimpico da avversario in Roma-Milan (1-1) e sostituito già all’intervallo, si è preso una valanga di fischi che non sembrano destinati a spegnersi.
Ora, con le parole al Corriere dello Sport, quella serata è tornata a vivere una seconda partita: sui social, metà piazza legge un tentativo di mettere un punto; l’altra metà ci vede benzina sul fuoco.
Perché l’Olimpico lo ha fischiato
La miccia non nasce domenica, ma dal precedente di San Siro: atteggiamenti ritenuti provocatori, scintille in campo e una tensione percepita come “gratuita” nel match d’andata (2 novembre 2025, 1-0 Milan). È lì che si è formata l’etichetta: “ex” che non si comporta da ex.
La frase che ha riacceso tutto
Saelemaekers ha detto di essere “dispiaciuto” per l’accoglienza e di non avere “nulla da rimproverarsi”, ricordando quanto ha dato e ricevuto in giallorosso.
Poi, però, arriva il passaggio che a Roma viene letto come una stoccata culturale: Motta “dodici ore al campo”, Ranieri “alla Roma cercava il gol”. Non è un attacco diretto, ma per una piazza già irritata suona come una classifica di “serietà” tra ambienti.
Il cortocircuito emotivo
Il punto è che Saelemaekers a Roma non era stato un comprimario: in Serie A 2024-25 con la Roma ha chiuso con 22 presenze, 7 gol e 5 assist. E dopo l’infortunio al malleolo di inizio avventura aveva salutato con un “Grazie Roma” pieno di affetto.
Ecco perché, oggi, qualunque frase “neutra” rischia di essere letta come scelta di campo. A Roma non è solo memoria: è identità.