Roberto Pruzzo, a Radio Radio Mattino, ha riaperto il tema arbitrale di Roma-Milan 1-1 puntando il dito sul tocco di mano di Pulisic non sanzionato: per lui, dopo il rigore concesso ai giallorossi, “le regole vanno applicate fino in fondo”. E nella stessa frase mette dentro anche l’altra metà della storia: “la Roma era padrona del campo, nel secondo tempo è calata”.
Perché il primo è rigore e il secondo no (secondo moviole e regolamento)
L’episodio del pareggio nasce da un fallo di mano di Bartesaghi: diverse ricostruzioni lo descrivono con braccio “aperto/fuori sagoma”, quindi punibile.
Sul tocco di Pulisic, invece, molte moviole convergono: arto vicino e parallelo al corpo, distanza ravvicinata e nessun “aumento” del volume. Anche Luca Marelli (DAZN) l’ha letta così.
È coerente con la regola IFAB: non ogni contatto mano/pallone è infrazione; conta, tra le altre cose, se il braccio rende il corpo “innaturalmente più grande” o se c’è un movimento verso il pallone.
Il punto di Pruzzo, però, va oltre la moviola
La sua domanda tocca una sensibilità diffusa: quando in una stessa partita si fischia un rigore per mano, qualsiasi altro tocco diventa automaticamente “sospetto” agli occhi dei tifosi. Ed è qui che la Roma deve farsi una domanda scomoda ma utile: quanto ha trasformato il dominio del primo tempo in vantaggio reale? Reuters racconta una Roma forte prima dell’intervallo, Maignan decisivo, poi il Milan avanti con De Winter e il pari su rigore.