Tiago Pinto: “Via da Roma perché non avevo più una vita”

L’ex DS giallorosso è tornato a parlare della sua esperienza nella Capitale, soffermandosi sul motivo per cui se ne è andato e sul suo rapporto con Mourinho.

Melissa Landolina -
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Tiago Pinto
Tiago Pinto (foto web)

Tiago Pinto torna a parlare del suo passato in giallorosso. Dopo l’esperienza alla Roma, il dirigente portoghese ha intrapreso una nuova fase della sua carriera come direttore sportivo del Bournemouth, club con cui si sta imponendo a livello europeo grazie a operazioni di mercato di grande impatto. Le cessioni di Huijsen al Real Madrid per 58 milioni di euro e di Semenyo al Manchester City per 72 milioni hanno rafforzato la sua reputazione internazionale.

In un’intervista rilasciata a Marca, Pinto ha ripercorso il periodo vissuto nella Capitale, soffermandosi soprattutto sulle motivazioni che lo hanno portato a lasciare Trigoria. “Non dimenticherò mai il giorno in cui me ne sono andato. È stato strano”, ha raccontato, spiegando come la decisione fosse necessaria. “Avevo bisogno di andarmene perché non avevo una vita. Lavoravo 24 ore su 24, 7 giorni su 7”. Un impegno a 360 gradi, accompagnato dal desiderio di costruire una carriera internazionale e lavorare in diversi Paesi.

Il bilancio sportivo e l’era Mourinho

Nel tracciare un bilancio della sua esperienza romanista, Pinto ha riconosciuto che la squadra avrebbe potuto ottenere di più in Serie A, mentre in Europa il percorso è stato di alto livello. Dalle semifinali di Europa League con Fonseca, alla vittoria della Conference League con Mourinho, fino alla finale di Europa League persa contro il Siviglia, il cammino europeo resta uno dei tratti distintivi di quegli anni.

Parlando di José Mourinho, Pinto ha evidenziato: “Roma è una città molto passionale, ma è difficile unire tutti attorno a un obiettivo comune, e Mourinho ci è riuscito”. Un riconoscimento che si estende anche al presente dello Special One, oggi al Benfica, definito “il club più grande per il più grande allenatore”.