Dopo lo 0-1 in campionato all’Olimpico (settembre 2025), il Torino si ripete anche in Coppa Italia e completa una doppietta che mancava da oltre trent’anni: due successi consecutivi contro la Roma in tutte le competizioni, cosa che non accadeva dal 1993.
Il 2-3 di martedì 13 gennaio 2026 è una ferita doppia: elimina i giallorossi e racconta, senza sconti, cosa oggi manca alla Roma nei momenti in cui la partita “chiede” malizia e controllo.
Troppa fragilità: il Torino colpisce sempre nello stesso modo
Il punto più evidente è la tenuta difensiva. La Roma concede troppo nei corridoi laterali e sulle palle che viaggiano dentro l’area: il 2-1 nasce da un cross e da un destro potente di Adams, con Svilar non perfetto nell’intervento.
E quando una gara resta aperta fino all’ultimo, ogni disattenzione diventa sentenza: la sensazione è che la Roma, anche quando reagisce, non riesca a “stringere” la partita, a spegnerne il ritmo, a evitare che l’azione successiva sia sempre un pericolo.
Dopo Arena, niente gestione: l’errore che pesa più dell’eliminazione
Il paradosso è tutto nell’81’: Arena, classe 2009, entra e al primo pallone firma il 2-2 di testa, riaccendendo l’Olimpico e spostando l’inerzia.
Lì la Roma ha la partita in mano emotivamente, e invece non la porta ai rigori: l’episodio finale (il gol decisivo che arriva nel finale su calcio d’angolo, come ha sottolineato anche Gasperini) fotografa la mancanza di lucidità e di “mestiere” nel difendere gli ultimi minuti. Perché puoi anche rimontarla due volte, ma se non sai congelarla, finisce sempre nello stesso modo.