Gasperini presenta Pisa-Roma: la conferenza stampa della vigilia

Dalla formazione agli indisponibili: Gian Piero Gasperini risponde alle domande dei giornalisti in vista del match contro il Pisa.

Jacopo Mandò -
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Gasperini Conferenza Stampa
Gasperini in conferenza stampa prima di Pisa-Roma – Romaforever.it

A poche ore dalla sfida contro il Pisa, in programma domani sera all’Arena Garibaldi, Gian Piero Gasperini parla in conferenza stampa da Trigoria. Il tecnico giallorosso affronta i temi più caldi della vigilia, tra scelte di formazione, condizioni degli infortunati e aspettative per la seconda giornata di Serie A.

Le parole di Gasperini – in aggiornamento

Ha avuto conferme dai primi 90 minuti ufficiali su pregi, difetti e urgenze della squadra? E cosa si aspetta dagli ultimi giorni di mercato?
«Devo dire che la cosa più importante è stata la risposta dei giocatori, la risposta della squadra: in questi due mesi sono stati sempre partecipi, mi hanno seguito e ci hanno creduto, presentandosi alla prima di campionato con un grande spirito. Al di là della prestazione, che è tutto migliorabile, questo per me è la base di partenza. Siamo contenti di aver vinto contro un avversario ostico e difficile, e adesso dobbiamo proseguire, a cominciare da domani, che sarà una partita insidiosa come lo sono tutte in Serie A. Troveremo una squadra e una piazza che tornano in Serie A dopo tanti anni, con entusiasmo e voglia di fare: sarà un’altra bella partita. Le indicazioni sulla squadra arriveranno di volta in volta, partita dopo partita, con nuovi obiettivi da raggiungere.»

Che giudizio dà sull’arrivo di Ziolkowski, settimo acquisto della Roma? E quanti rinforzi servono ancora per sentirsi davvero soddisfatti?
*«Questo è un acquisto che ha seguito Massara e io mi fido delle sue intuizioni di mercato, perché il suo mestiere è quello di vedere tanti giocatori in giro. Si tratta di un giovane che ha già fatto alcune esperienze: io l’ho visto solo in video, quindi il mio giudizio è parziale, ma il profilo è giusto. Può crescere dietro a Mancini, trovando man mano gli spazi e mostrando la sua evoluzione futura. Ci auguriamo tutti che diventi un giocatore di alto livello, come sta già dimostrando in avvio di carriera.

Questo è un completamento, ma un completamento bello e giusto. Io penso che per essere sostenibili – anche dal punto di vista economico – serva avere un gruppo omogeneo, solido e competitivo. Invece di caricarsi di contratti pesanti, vanno bene i giovani con questi profili, anche più di uno: non tutti ce la fanno, ma se qualcuno riesce a entrare stabilmente nel gruppo è un successo. Così la società non deve sempre guardare solo ai profili top con costi elevatissimi, ma può crearsi in casa giocatori validi. È anche più bello crescere i propri talenti: certo, serve una base forte, perché altrimenti i giovani non puoi responsabilizzarli subito. Poi sono loro stessi, con le prestazioni in allenamento e in partita, a dirti se sono pronti o se devono aspettare.»*

È soddisfatto del reparto offensivo? Questa squadra ha i gol necessari per puntare a Champions, Coppa Italia ed Europa League?
«Stiamo parlando di obiettivi che in questo momento io non ho mai pensato. Non che uno non voglia giocare per questi obiettivi, ci mancherebbe, ma non è questa la base. La base è costruire una squadra sempre il più possibile competitiva. Non possiamo parlarne oggi perché mancano due o tre giorni alla fine del mercato: sarebbero tutte parole al vento. Oggi la nostra concentrazione deve andare totalmente sulla gara di domani, che è una partita di Serie A in un ambiente particolare, contro una squadra che farà di tutto. Ha ottenuto un buon risultato all’esordio in un campo difficile come Bergamo, e credo che questi siano gli ingredienti su cui dobbiamo concentrarci ora. Per il resto ci sarà tempo.»

In attacco sono previsti nuovi innesti nelle prossime 48 ore di mercato? E come sta Dybala: può partire titolare domani?
«Domani il nostro attacco è formato da Ferguson, Dovbyk, Dybala, El Shaarawy, Baldanzi e Soulé. In più si aggregherà Arena, un ragazzo della Primavera che in allenamento mi ha incuriosito: visto che abbiamo posto in panchina, lo porteremo con noi per cominciare a conoscerlo. Questo è il nostro attacco domani, e da qui dobbiamo tirare fuori quanto necessario per vincere la partita col Pisa, possibilmente.»

Una curiosità su Sancho: la trattativa è chiusa o ci sono ancora margini?
«Sapete tutto, avete scritto tutto e anche di più. Non so in questi giorni quali siano i margini. Non bisogna pregare nessuno: Sancho, come altri giocatori che possono arrivare, è sicuramente una possibilità perché sono bravi e possono darci un valore aggiunto. Ma è anche una grande opportunità per loro. Se entrano in questo tipo di pensiero le cose si sposano, altrimenti non si possono mettere insieme due mentalità così opposte. Che ne so… non lo so. Se lo capisce, ha senso; se non lo capisce, starà dov’è, non è un problema.»

Esiste una Roma con Dybala e una Roma senza Dybala? Per lei è un limite o una risorsa?
«C’è una Roma. Lui ha sicuramente un piede straordinario, è un giocatore che dà valori aggiunti. Non sono tanti quelli che creano un gap così importante e lui rientra sicuramente in quella fascia. Ma nessun giocatore, per quanto importante, può essere spiazzante per la Roma. La Roma deve avere una sua identità, una sua capacità e una sua forza a prescindere dall’individuo. L’individuo indubbiamente può dare qualcosa in più.»

Cosa si aspetta da Dovbyk in questi ultimi giorni di mercato e nella partita di domani?
«Dovbyk è stato un ragazzo molto positivo, come lo sono stati tutti. Si è impegnato sempre moltissimo, ha lavorato bene e da parte sua non ho alcun appunto da fare. Quello che mi aspetto da lui domani è che, che giochi dall’inizio o entri a partita in corso, porti tutta la sua energia a favore di un risultato che dobbiamo cercare di conquistare. E non sarà affatto semplice.»

Tatticamente Dybala richiede attenzioni particolari nella fase di non possesso, considerando che gioca con un attaccante centrale e un altro trequartista?
«Non è un problema perché va preso per le sue caratteristiche. Alla fase difensiva partecipano tutti, anche Dybala. Non esiste oggi nessun giocatore che non partecipi alla fase difensiva: significherebbe difendere in inferiorità numerica, e questo non è possibile. Poi è chiaro che, con le proprie caratteristiche, va messo a suo agio: difficilmente può coprire 70 metri di campo, ma nelle sue zone di competenza deve assolutamente diventare parte della squadra anche in fase difensiva, altrimenti sarebbe un mezzo giocatore. Invece Dybala può essere un grande giocatore in tutte le fasi. È evidente che emergano soprattutto le sue qualità realizzative e di assist, e lì mi auguro diventi molto determinante. Non ci sono difficoltà di inserimento per nessun giocatore: bisogna sposare al meglio le qualità di ognuno e metterli a proprio agio.

Sabato, ad esempio, abbiamo giocato con Hermoso a destra: probabilmente nei miei pensieri iniziali non doveva neanche essere in ritiro, e invece ha dimostrato disponibilità straordinaria. Non so quante volte abbia giocato in carriera in quella posizione, ma ha disputato un’ottima partita. È la prova di quello che intendo: tutti, anche chi poi è andato via, hanno dato disponibilità massima. Certo, se devi affrontare 38 partite così significa che nella costruzione qualcosa non è stato fatto al meglio, ma questa disponibilità dei giocatori è la base per provare a fare un bel campionato

Pisilli lo considera tra i mediani davanti alla difesa o tra i trequartisti dietro la punta? E qual è oggi il ruolo di Pellegrini nel suo progetto tecnico?
«Pisilli è un centrocampista, un centrocampista duttile. Può giocare nei due, nei tre, più basso o più alto, anche da regista. Non lo vedo ovviamente al posto di Ndicka o di Svilar, è un giocatore con caratteristiche chiare: basta guardarlo giocare. Ognuno può preferirlo in una posizione diversa, ma resta un centrocampista e come tale va considerato.

Pellegrini domani sarà convocato: ha finito la fase di riabilitazione e si è allenato tutta la settimana con la squadra. Di lui ho già detto: la difficoltà è trovare la soluzione migliore sia per la società sia per il giocatore. Mi sembra che finalmente ci sia stato un dialogo vero. Io lo considero un ragazzo maturo, attaccato alla Roma, disponibile a fare scelte nuove per la sua carriera se non sarà possibile continuare qui. È un bravo ragazzo, non fatelo passare diversamente: è attaccatissimo alla Roma e ha voglia di mettersi in gioco per raggiungere i suoi obiettivi. È chiaro che il contratto è un vincolo pesante, ma di storie così è pieno il calcio. Se troverà la collocazione migliore, saremo tutti felici e io gli auguro il meglio, anche se ormai mancano solo tre giorni alla chiusura del mercato. La disponibilità della società e del giocatore mi sembra totale.»

Se la Roma dovesse trovare difficoltà contro un Pisa chiuso e votato alle ripartenze, ci sono soluzioni tattiche che possiamo aspettarci? E vuole rispondere alle parole di Gilardino, che ha detto che lei è un mister capace di mettere in difficoltà tutti?
«Gilardino è un giocatore che a me ha risolto un sacco di difficoltà. È stato un campione del mondo e con i campioni del mondo io ho sempre rispetto per le emozioni che ci hanno fatto vivere. È stato un mio giocatore straordinario al Genoa: ha fatto 15 gol, forse qualcuno in più, ed è un ragazzo splendido con cui ho un grandissimo rapporto. Sta facendo molto bene anche da allenatore: di solito i centravanti non sono quelli che intraprendono questa carriera, invece lui ha vinto un campionato riportando il Genoa in Serie A ed è andato bene anche nella massima serie. Adesso con il Pisa ho visto che ha già dato identità alla squadra. Dopo esser stato un grande calciatore, farà sicuramente una grande carriera anche in panchina.»

Il centrocampo è numericamente a posto o, pensando anche alla Coppa d’Africa, rischia di essere un po’ corto?
«Adesso ci sono delle priorità. Questa è una squadra che si sta cercando di costruire: come abbiamo detto l’altra volta, sono usciti tanti giocatori. Qualcuno sottolineava che questo è il settimo acquisto, ma ci sono state anche 9 o 10 uscite: significa che quasi mezza squadra è stata riformata. Dieci giocatori di movimento su 21 o 22, senza contare i portieri. È quindi un rimpasto che richiede probabilmente un po’ di tempo. Però io il tempo non lo prendo mai come alibi: so benissimo che nel calcio non c’è tempo, il tempo è molto ristretto. Non puoi dire “lo facciamo l’anno prossimo o tra due anni”: quello che puoi fare, va fatto subito. Non c’è più tempo da perdere.»

Ha percepito anche lei dall’interno che la Roma sia stata in ritardo nelle scelte di mercato?
«Dovete prendere le mie dichiarazioni, non quello che si dice, e considerare solo le mie parole virgolettate. Poi è chiaro che c’è tutto un mondo intorno che interpreta e commenta, con opinioni tutte rispettabili, ma il riferimento dev’essere ciò che dico io. E siccome non ne dico poche, ce n’è già abbastanza senza bisogno di inventarne altre. Bisogna partire da quello che dico, punto.»

Che giudizio dà sul sorteggio di Europa League e sul cammino della Roma nella fase campionato?
«Girone tosto, non sarà facile. In casa, ad esempio, a volte ho fatto fatica: con il Feyenoord abbiamo segnato con Romero alla fine e potevamo anche perdere, mentre in trasferta abbiamo fatto meglio. Ci aspettano molte belle partite: due volte a Glasgow, poi a Nizza… ambienti difficili. L’ultima è un incrocio buono. Ce la dobbiamo sudare da subito, partita per partita, punto per punto. Tutti dicono di arrivare nei primi otto: se si può, sì, chiaramente, ma se non si può l’importante è stare nei primi ventiquattro.

L’anno scorso il PSG era 25º o 26º all’ultima giornata e il Real Madrid era quasi fuori: questa formula è particolare, quindi ce la dobbiamo guadagnare sul campo. Non è uguale per tutti, e questo aumenta la parte aleatoria della classifica. Noi dobbiamo stare dentro, senza strapparci i capelli se non arriviamo ottavi: se ci riusciamo, tanto meglio. Le vere competizioni cominciano a marzo, quando la fase a eliminazione diretta stringe le cose e diventa decisiva. Per me l’obiettivo è esserci dentro, questo è fondamentale.»