Spalletti torna su Totti: “Abbiamo sbagliato entrambi”. Poi il paragone McKennie-Perrotta

Il tecnico della Juventus ripercorre il rapporto con l’ex capitano della Roma e usa parole importanti sul suo talento. Poi accosta McKennie a un altro grande ex giallorosso

Jacopo Mandò -
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Spalletti e Totti
Spalletti e Totti: l’allenatore della Juve torna sul caso del passato – Romaforever.it

Luciano Spalletti torna a parlare del suo passato alla Roma e, inevitabilmente, anche di Francesco Totti. In una lunga intervista concessa a Tuttosport, l’attuale tecnico della Juventus ha ripercorso il rapporto con l’ex capitano giallorosso, segnato da tensioni soprattutto durante la sua seconda esperienza nella Capitale.

Spalletti su Totti: “Abbiamo fatto entrambi degli errori”

Spalletti ha provato a distinguere il rapporto diretto con Totti da tutto ciò che ruotava attorno al numero 10. «In questi anni ho litigato di più con quelli che aveva intorno che con lui», ha spiegato. Poi l’ammissione: «Abbiamo fatto entrambi degli errori, ma lui è bravo».

Il giudizio tecnico, invece, resta quello riservato ai fuoriclasse. Spalletti ha ricordato un Totti capace di produrre «malvagità tecniche» e di trasformare singole giocate in veri e propri schemi per tutta la squadra. Una qualità che, secondo l’allenatore, ribaltava il normale processo tattico: non era il sistema a generare la giocata, ma il talento del capitano a creare nuove soluzioni.

McKennie come Perrotta

Nella stessa intervista Spalletti ha parlato anche della sua Juventus e di Weston McKennie, per il quale ha coniato la definizione di “Weston Zone”. L’americano, secondo il tecnico, può occupare praticamente qualsiasi posizione del centrocampo.

Da qui il paragone con Simone Perrotta, uno degli uomini simbolo della prima Roma spallettiana: «Era molto simile per come sapeva adattarsi alle situazioni tattiche di squadra: era un cavallino che trovavi sempre in movimento».

Un riferimento non casuale. Perrotta fu uno degli interpreti più importanti della Roma costruita da Spalletti tra il 2005 e il 2009, soprattutto grazie alla capacità di inserirsi senza palla e occupare più zone del campo.