La marcia d’avvicinamento della Roma alla ripresa del campionato passa per le dichiarazioni di Gian Piero Gasperini. Intervenuto ai microfoni di Sky Sport, il tecnico ha fatto il punto della situazione partendo dall’infermeria. Il recupero di Bryan Cristante dal problema al collaterale procede, ma l’imperativo a Trigoria resta la massima prudenza: nessuna forzatura per accorciare i tempi in vista dei delicati incroci contro Como e Real Madrid. Oltre al campo, l’allenatore si è soffermato sul rapporto con la presidenza. Pur avvertendo il costante sostegno dei Friedkin, Gasperini ha lanciato un chiaro messaggio alla proprietà americana, auspicando un loro maggiore e costante coinvolgimento nella quotidianità del club in vista di traguardi cruciali come il centenario e la costruzione del nuovo stadio. Ecco un estratto delle sue dichiarazioni.
Le parole di Gasperini
Partendo dalla situazione dell’infermeria e facendo il punto sulle condizioni del centrocampista azzurro, il tecnico giallorosso ha predicato calma, confermando l’entità dell’infortunio: «Cristante sta recuperando. Ha un problema al collaterale del ginocchio, si sta curando e ci vuole il suo tempo».
Riguardo all’ipotesi di un rientro in extremis per i prossimi delicati impegni ravvicinati, l’allenatore ha escluso a priori chiusure definitive, ribadendo tuttavia l’assoluta volontà di non forzare le tappe di recupero: «Di sicuro no. Però certamente non saremo disposti a rischiare niente, perché le partite sono tante. Se deve saltare anche una o due partite in più, l’obiettivo è recuperarlo al meglio».
Spostando poi l’attenzione sulle dinamiche societarie, Gasperini ha tracciato un parallelo tra l’attuale presidenza americana e la sua passata esperienza a Bergamo, sottolineando le inevitabili differenze nella gestione quotidiana ma evidenziando la centralità del nuovo organigramma: «Sì, è diverso, perché la famiglia Percassi era presente quotidianamente con la squadra e con me. Era quindi un rapporto molto stretto, che per certi aspetti andava anche oltre il lavoro e il calcio. Con la famiglia Friedkin questo non succede, però sento sempre la loro fiducia e il loro sostegno, anche se vivono molto distanti e vengono molto poco a Roma. Adesso hanno messo questa persona, il nuovo amministratore John Galantic, che sicuramente fa da collegamento un po’ più stretto tra la Roma e loro».
In vista degli imminenti traguardi storici e strutturali che attendono il club, il mister non ha però nascosto un auspicio importante, invitando la proprietà a vivere più da vicino il calore dell’ambiente romanista: «Rimane chiaro il mio obiettivo: riuscire a coinvolgerli molto di più. Non tanto per me, perché riesco comunque a lavorare e sono nelle condizioni di farlo bene, ma anche per loro stessi e probabilmente anche per i tifosi e per la piazza. Credo che riuscire a riportare un po’ più di rapporto e un po’ più di presenza, in vista anche del centenario e della costruzione del nuovo stadio, dove loro investiranno cifre notevoli, sia un mio obiettivo. Vorrei riuscire ad avvicinarli ancora di più alla squadra».

Riguardo al lavoro quotidiano a Trigoria, il tecnico ha fatto il punto su due pedine cruciali come Malen e Dybala, rimasti nella Capitale durante la sosta, evidenziando in particolare la ritrovata serenità della Joya: «Sì. Come ho detto, eravamo in pochi. Malen doveva recuperare da un problema fisico, mentre Dybala si è allenato, come sta facendo da inizio luglio. Sono molto contento per lui, perché è un giocatore e un ragazzo che, quando va in campo, sta bene. Lui è nato con il pallone tra i piedi. Il fatto di dover saltare molti allenamenti e tante partite lo rendeva magari un po’ più triste. Adesso lo vedo felice, vedo che ha voglia di giocare, vedo che ha entusiasmo e quindi questo è un bel traguardo».
Proprio su Dybala e Molina, ha chiarito i motivi dietro la scelta del club di non farli volare in Argentina per l’evento celebrativo dedicato a Messi: «Siamo troppo in prossimità di una gara importante come quella di domenica in campionato e siamo molto distanti dall’Argentina. Significa costringerli a fare tante ore di volo a ridosso della gara e quindi la Roma ha preferito di no».
C’è stato spazio anche per un retroscena sulle ore conclusive del calciomercato e sulla mancata partenza di Koné, bloccata per ragioni strettamente logistiche e di tempistiche: «Non si poteva. Quindi è inutile dire che non c’era niente: non c’era niente di fattibile. È stato un mercato così lungo, iniziato da giugno se vogliamo, e arrivare a pochissime ore dalla chiusura non dava, obiettivamente, i tempi per fare un’operazione del genere. Anche perché questi trasferimenti comportano l’inserimento di tantissime persone e solamente per redigere i contratti, a volte, ci vogliono dei giorni. Non vedo come si potesse fare un’operazione del genere».
Una permanenza che, nonostante le dinamiche di mercato, ha soddisfatto pienamente l’allenatore, convinto di poter valorizzare ulteriormente il centrocampista: «Personalmente sono contento che sia andata così. Lui avrà tutto il modo, e lo ha già fatto e lo sta già facendo, di aumentare ancora il suo valore. Poi se ne riparlerà più avanti».