Aldair non ha dubbi: “La Roma può lottare per lo scudetto. Wesley ha la stessa spinta di Cafu”

Le dichiarazioni dell’ex difensore giallorosso a Il Corriere dello Sport

Jacopo Pagliara -
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Aldair
Aldair (RomaForever.it)

Anche un’autentica leggenda giallorossa come Aldair si unisce al coro di elogi per la Roma di Gian Piero Gasperini. Intervistato sulle pagine de Il Corriere dello Sport, l’ex difensore brasiliano ha incoronato i capitolini come veri e propri antagonisti dell’Inter nella corsa allo scudetto, sottolineando come le abbondanti rotazioni a disposizione del tecnico possano fare la differenza fino al termine della stagione. “Pluto” si è poi soffermato sull’impatto del connazionale Wesley, rivedendo in lui la spinta inesauribile e la mentalità vincente di un fuoriclasse assoluto come Cafu. Infine, con una punta di ironia, l’ex centrale ha espresso qualche dubbio su un suo possibile impiego nell’attuale scacchiere tattico gasperiniano, ricordando le profonde differenze difensive della sua epoca.

Le dichiarazioni di Aldair

L’ex difensore brasiliano parte tracciando un parallelo affascinante tra il nuovo arrivato Wesley, prelevato dal Flamengo proprio come accadde a lui anni fa, e l’indimenticato connazionale Cafu. Pur rimarcando le differenze nello stile di gioco, Aldair promuove a pieni voti l’esterno giallorosso: “Lui gioca diversamente, la spinta però è la stessa di Marcos. Anche la testa è buona”.

Aldair (RomaForever.it)
Aldair (RomaForever.it)

Spostando l’attenzione sulle ambizioni della squadra, “Pluto” non ha alcun dubbio nell’inserire a pieno titolo i capitolini nella serrata corsa per il tricolore. Il vero valore aggiunto di questa stagione, secondo lui, risiede nell’ampiezza e nella qualità della rosa a disposizione dell’allenatore: “Sì, può lottare fino in fondo con l’Inter. Quest’anno Gasp ha anche più soluzioni dalla panchina”.

Infine, stuzzicato su come si sarebbe trovato a difendere nell’attuale e dispendioso sistema tattico del tecnico piemontese, la leggenda romanista risponde con grande umiltà e un pizzico di ironia, ricordando le profonde differenze calcistiche della sua epoca: Non sono così sicuro che avrei giocato, lo sa? Quando sono arrivato in Italia c’era ancora il libero. Ero abituato alla zona”.