La metamorfosi di Paulo Dybala ha un nome e un cognome: Gian Piero Gasperini. Secondo un’analisi proposta sulle pagine de La Repubblica, l’impatto del tecnico sulla gestione dell’attaccante argentino si è rivelato totale, abbracciando sia l’aspetto mentale che quello puramente atletico. L’allenatore ha infatti saputo ribaltare la narrazione pregressa attorno alla “Joya”, trasformandolo nel simbolo indiscusso di questo nuovo ciclo romanista.
Un’ascesa, quella dell’ex Juventus, favorita in parte dalla sfortuna del connazionale Matias Soulé, frenato da un fastidioso attacco di pubalgia nella passata stagione. Basti pensare che, all’inizio dell’annata 2025/2026, le gerarchie offensive vedevano Dybala relegato a un ruolo di secondo piano, con appena 106 minuti accumulati nelle prime tre uscite stagionali. Oggi, invece, lo scenario si è completamente capovolto, culminando in un primato assoluto per il fantasista da quando indossa la maglia giallorossa.
Mai così in campo a Roma: il record della Joya e il ribaltone nelle gerarchie offensive
Con ben 253 minuti trascorsi sul rettangolo verde nei primi tre turni dell’attuale campionato, il campione del mondo ha polverizzato il suo precedente record personale di 237 minuti, risalente addirittura alla sua stagione di debutto nella Capitale. Un traguardo numerico che certifica la rinascita di un giocatore letteralmente inesauribile.

Alla base di questa incredibile tenuta fisica c’è la profonda rivoluzione imposta da Gasperini all’interno dello staff medico. Una decisione strategica maturata in seguito alle forti perplessità manifestate dallo stesso allenatore al termine del campionato scorso. In quell’occasione, il tecnico non esitò minimamente a criticare apertamente le tempistiche e le discutibili modalità di cura relative all’infortunio al ginocchio patito dall’attaccante sudamericano, costretto a subire un intero, logorante mese di inutile attesa prima di poter finire sotto i ferri.