Dalle prime partitelle in Australia fino al palcoscenico della Serie A con i colori della Roma, il viaggio di Antonio Arena è una miscela di sacrificio, attaccamento alle radici e grande ambizione. Il giovane attaccante giallorosso si è raccontato a cuore aperto ai microfoni di VivoAzzurroTv, ripercorrendo le tappe cruciali della sua rapida ascesa. Un’intervista intima in cui il centravanti ha svelato il profondo legame con le origini calabresi dei nonni e il difficile approdo in Italia a soli quattordici anni, un ostacolo superato unicamente grazie al fondamentale supporto paterno.
Tra l’emozione ancora viva per il primo e indimenticabile gol siglato contro il Torino, la gavetta formativa sotto l’ala di mister Baldini e il sogno nel cassetto di imporsi in Champions League , il ragazzo dimostra di avere le idee chiarissime sul proprio futuro.
Le dichiarazioni di Arena
Il giovane attaccante giallorosso ha innanzitutto ripercorso i suoi primi passi nel mondo del pallone, intrecciando le origini familiari con la scoperta dello sport:
“Ho iniziato a giocare a calcio a 5 anni in Australia. Non era niente di serio ma mi sono divertito molto. I miei genitori sono nati entrambi in Australia mentre i miei nonni in Italia. Loro vengono dalla Calabria, Reggio, e per le feste siamo sempre andati da loro a mangiare cibo italiano. Non conosco ancora benissimo l’italiano, l’ho imparato tre anni fa, ma loro sono contentissimi di vedermi parlare italiano.”
Il trasferimento nel nostro Paese ha rappresentato uno snodo cruciale per la sua carriera, un salto nel buio affrontato e superato grazie al fondamentale appoggio della figura paterna:
“L’Italia è molto diversa dall’Australia, qui si vive benissimo, il calcio è un sogno qua, è la vita che sempre volevo. A 14 anni ho fatto diversi provini in Europa, sono andato poi al Pescara. Per fortuna, mio padre è venuto con me in Italia. Senza di lui, sarei probabilmente tornato in Australia, è stato difficile all’inizio.”
Riguardo al suo percorso formativo nel settore giovanile e al decisivo incontro con mister Baldini, Arena ha sottolineato l’importanza della gavetta:
“Baldini un giorno mi chiamò ad allenarmi con loro, perché mancava un attaccante, e da lì in poi sono rimasto quasi sempre con loro. Ho fatto panchina per 7 mesi, volevo giocare ma non ero pronto. Sono migliorato molto con lui.“
Impossibile non tornare con la mente alle emozioni vissute in occasione della sua prima e indimenticabile rete tra i professionisti contro i granata, seguita dal saggio consiglio ricevuto in famiglia:
“Una serata speciale, ero contentissimo, non mi aspettavo di giocare. Arriva il cross di Wesley, poi il colpo di testa e neanche io ricordo bene, è accaduto tutto velocemente, peccato per il risultato ma è stata una notte speciale. Non ci credevo. Mio padre mi ha detto che ero stato bravo ma che sarei dovuto rimanere con la testa bassa e continuare a lavorare.”

Il legame viscerale con le proprie origini si riflette anche nell’immenso orgoglio provato ogni qualvolta viene chiamato a rappresentare la Nazionale:
“La maglia azzurra è sempre speciale da indossare, U17, U18 o U19, sempre top.”
Infine, volgendo lo sguardo al domani, il centravanti non ha nascosto le sue grandissime ambizioni a livello internazionale:
“Il mio sogno è di essere un giocatore più forte possibile, voglio giocare in Champions, fare mondiali ed europei con l’Italia, voglio essere tra i migliori attaccanti, voglio arrivare lì.“
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