Roma, il dato che pesa: Dovbyk e Angeliño tra i crolli di valore della Serie A

I due giallorossi compaiono tra i giocatori che hanno perso più valore nell’ultima stagione

Jacopo Mandò -
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Artem Dovbyk pallone
Artem Dovbyk con la maglia della Roma: il suo valore cala immensamente – Romaforever.it

Non è solo una questione di campo. Artem Dovbyk e Angeliño risultano tra i 20 giocatori della Serie A che hanno perso più valore nella scorsa stagione secondo i dati Transfermarkt. Un segnale che riguarda anche la Roma economica, perché il rendimento sportivo incide sempre di più sulla tenuta patrimoniale della rosa, sulle eventuali cessioni e sulla possibilità di generare plusvalenze.

Dovbyk, calo pesante

Il caso più delicato è quello di Dovbyk. L’attaccante ucraino è passato da una valutazione di 30 milioni agli attuali 15 milioni, con una perdita di 15 milioni. Una flessione pesante per un giocatore arrivato dal Girona con aspettative alte e con un investimento importante da parte della Roma.

La stagione è stata condizionata anche da problemi fisici e da una continuità mai realmente trovata. Ma il dato resta significativo: se oggi la Roma dovesse ragionare su una cessione, il valore di mercato non aiuterebbe. Per questo il nuovo corso di Gian Piero Gasperini può diventare decisivo: rilanciare Dovbyk non sarebbe solo una missione tecnica, ma anche economica.

Angeliño, il rischio è diverso

Diverso il discorso per Angeliño, sceso da 20 milioni a 4,5 milioni. Anche qui la perdita teorica è forte, 15,5 milioni, ma l’impatto per la Roma è meno pesante sul piano contabile, perché lo spagnolo era stato riscattato a cifre molto più basse rispetto al valore massimo raggiunto.

Il problema, però, resta sportivo e strategico. Un esterno che perde così tanto valore diventa più difficile da vendere bene e riduce i margini del club sul mercato. La Roma ha bisogno di rivalutare i propri asset, non solo di comprarne di nuovi. In un’estate segnata da bilancio, plusvalenze e ritorno in Champions League, anche questi numeri pesano: raccontano quanto sia sottile il confine tra patrimonio tecnico e problema economico.