La favola del Como è già una delle storie più sorprendenti della stagione, ma il salto in Champions porterebbe con sé anche una serie di obblighi fuori dal campo. In questi giorni si è diffusa l’idea che i lariani “non possano entrare” nella massima competizione europea: in realtà non è così, perché la qualificazione sportiva varrebbe eccome. Il tema vero è un altro: per giocarla senza problemi, il club dovrebbe adeguarsi a una serie di parametri UEFA che oggi restano aperti.
Stadio e conti: i primi due ostacoli
Il primo nodo è il Sinigaglia. La FIGC ha già rilasciato al Como la licenza UEFA 2025/26 indicando però come impianto di riferimento il Bluenergy Stadium di Udine, e non lo stadio lariano. Oggi il club sta lavorando per adeguare il proprio impianto alle norme UEFA, ma in alternativa ha già valutato anche il Mapei Stadium di Reggio Emilia. Le criticità principali riguardano infrastrutture, posti VIP e parcheggi dedicati: per gli stadi di categoria più alta UEFA servono almeno 100 posti VIP e 150 parcheggi per VIP, ospiti e staff.
Il secondo fronte è economico. Le regole UEFA prevedono dal 2025/26 uno squad cost ratio massimo del 70% tra costi della rosa e ricavi. Suwarso ha spiegato: “Il club è sotto di circa 75 milioni rispetto al tetto Uefa”, ma secondo Calcio e Finanza il primo anno non sarebbe automaticamente bloccante: il Como potrebbe dover sottoscrivere un settlement agreement con la UEFA, come già accaduto ad altri club.
Lista UEFA e possibile deroga
Il terzo e il quarto nodo riguardano la rosa. I regolamenti UEFA parlano di otto giocatori localmente formati nella Lista A; tra questi, non più di quattro possono essere cresciuti in altri club della stessa federazione, quindi almeno quattro dovrebbero essere formati dal club stesso. Se non li hai, non vieni escluso dalla competizione: semplicemente si riduce il numero massimo di giocatori registrabili. Il Como ha solo Mauro Vigorito ed Edoardo Goldaniga in linea con questi requisiti.
Ecco perché Suwarso continua a mostrarsi fiducioso e apre anche all’ipotesi di qualche deroga legata alla crescita rapidissima del progetto lariano. Più che un divieto, insomma, è una corsa contro il tempo.