Adesso il calcio italiano è davvero arrivato al punto di rottura. L’eliminazione dell’Italia contro la Bosnia, la terza mancata qualificazione mondiale consecutiva, ha aperto una crisi che non è più soltanto tecnica o sportiva: è diventata politica, istituzionale e simbolica. Il ministro Andrea Abodi ha parlato apertamente di calcio da rifondare e di vertici federali da rinnovare, mentre in via Allegri si respira l’aria delle ore decisive. Il punto, però, è distinguere tra pressione e ufficialità: la sensazione è che il ciclo di Gravina sia arrivato davvero al capolinea, ma gli ultimi contorni formali sono ancora da definire.
Gravina sempre più solo
La pressione su Gabriele Gravina ormai è totale. Politica, opinione pubblica e pezzi del sistema calcio stanno scaricando sul presidente federale il peso di un fallimento che non può più essere raccontato come un incidente. E anche se nel post partita di Zenica aveva rivendicato il diritto del consiglio federale a valutare tutto e aveva detto di aver chiesto a Gattuso e Buffon di restare, nelle ore successive il quadro si è aggravato ulteriormente. Il Corriere dello Sport parla apertamente di giornata decisiva e di possibilità crescente di un taglio netto col passato.
Gattuso e Buffon: permanenza congelata
Il futuro di Gattuso e Buffon è legato a doppio filo a quello di Gravina. Fino a ieri notte il presidente li aveva blindati pubblicamente, ma è chiaro che un eventuale cambio al vertice federale trascinerebbe dentro anche l’assetto tecnico e dirigenziale della Nazionale. Per questo parlare già adesso di addio certo e ufficiale per entrambi sarebbe prematuro; più corretto dire che sono entrati in una zona grigia, dove tutto può cambiare rapidamente. E quando una federazione apre una crisi di vertice, difficilmente il ct e il capodelegazione restano davvero fuori dal terremoto. Questa è un’inferenza, ma poggia direttamente sul quadro istituzionale emerso nelle ultime ore.
Mancini resta un nome forte, ma non c’è ancora il timbro definitivo
Sul dopo-Gattuso, Roberto Mancini è uno dei nomi che si sono rimessi in moto con più forza. I bookmaker lo segnalano tra i candidati principali insieme ad altri profili pesanti, e il suo ritorno avrebbe inevitabilmente una forza narrativa enorme dopo l’Europeo vinto e il traumatico divorzio del 2023.
Per il dopo-Gravina si ragiona già sui traghettatori
Intanto è già partito il toto-presidente. Il nome forte emerso stamattina è quello di Giovanni Malagò, ma tra le ipotesi circolano anche Gian Carlo Abete come possibile figura di transizione, oltre a Marotta, Del Piero e persino Galliani tra i profili considerati in vari ragionamenti di sistema.