Quello che oggi è confermato dalle fonti più affidabili non è un vertice del governo già pronto a decidere il futuro della FIGC, bensì un’escalation politica dopo il fallimento azzurro: FdI ha chiesto un’informativa ad Abodi, la Lega ha invocato le dimissioni di Gabriele Gravina e lo stesso ministro ha parlato apertamente di rifondazione del calcio italiano. In parallelo, per domani è stata convocata una riunione d’urgenza delle componenti federali e Gravina ha annunciato un consiglio federale per la prossima settimana.
Abodi rompe
Il passaggio politico più forte è proprio quello firmato da Abodi. Nella sua nota, il ministro ha dichiarato che il calcio italiano va rifondato e che questo processo deve partire da un rinnovamento dei vertici della FIGC. È un messaggio pesantissimo, perché sposta il caso dalla semplice delusione sportiva a una crisi istituzionale del sistema calcio. In più, attorno a Gravina si è acceso un pressing trasversale: dalla richiesta di dimissioni alla Camera fino all’ipotesi di un commissariamento, che lo stesso Abodi ha però rimandato alle valutazioni dell’ordinamento sportivo.
Perché Gravina non è già caduto
Gravina è stato rieletto il 3 febbraio 2025 con il 98,7% dei voti e il suo mandato, almeno formalmente, arriva fino al 2028. Inoltre la FIGC non è un organo del governo, ma una federazione sportiva con personalità giuridica di diritto privato riconosciuta dal CONI. Il governo può esercitare pressione politica, ma non può semplicemente “licenziare” il presidente federale. Un eventuale commissariamento, infatti, passa dal CONI e può essere deliberato solo in casi specifici, come gravi irregolarità nella gestione, violazioni dell’ordinamento sportivo o impossibilità di funzionamento degli organi direttivi.
Dopo la terza esclusione mondiale consecutiva, la protezione istituzionale attorno al numero uno della FIGC si è assottigliata come mai prima. Il punto adesso non è solo se resisterà, ma quanto uscirà indebolito dal vertice federale imminente e dal dibattito pubblico che il governo ha ormai deciso di cavalcare apertamente.