C’è un po’ di Roma nel gol di Kean: raggiunto colui che portò i giallorossi in B

L’attaccante dell’Italia ha segnato anche contro la Bosnia, arrivando a sei partite di fila in gol con la maglia azzurra. Nel club dei pochissimi che ci sono riusciti c’è anche Adolfo Baloncieri, un nome che a Roma significa molto

Jacopo Mandò -
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Kean
Kean e il record con l’Italia: raggiunti tre colossi – Romaforever.it

In mezzo a una notte amarissima per l’Italia, eliminata ai rigori dalla Bosnia e fuori dal Mondiale per la terza volta consecutiva, Moise Kean si è preso almeno una piccola, enorme consolazione personale. Il suo gol ha infatti allungato a sei la striscia di partite consecutive a segno con la Nazionale, per un totale di otto reti in questo filotto: prima di lui, nella storia azzurra, c’erano riusciti soltanto Adolfo Baloncieri nel 1928, Gigi Riva nel 1969 e Roberto Bettega nel 1977.

Kean nella storia, ma quel nome fa male a Roma

Per chi tifa Roma, quel dato non è soltanto una statistica affascinante. È anche un tuffo improvviso nella pagina più buia della storia giallorossa. Perché tra i tre fuoriclasse agganciati da Kean c’è appunto Baloncieri, che decenni dopo le sue imprese in azzurro finì sulla panchina romanista in una stagione rimasta marchiata a fuoco nella memoria del club. Il paradosso è tutto qui: da una parte la celebrazione di un attaccante che oggi tiene in piedi il poco di buono rimasto al calcio italiano, dall’altra un cognome che per il mondo romanista sa ancora di trauma sportivo.

Baloncieri e l’anno dell’unica retrocessione

La Roma del 1950-51 chiuse al 19° posto e visse l’unica retrocessione in Serie B della propria storia. Baloncieri iniziò quella stagione da allenatore, ma la sua gestione durò appena 15 partite, con un bilancio di 2 vittorie, 4 pareggi e 9 sconfitte, prima del passaggio a Pietro Serantoni e infine a Guido Masetti. In mezzo, anche il crollo societario: il 2 aprile 1951 si dimise il presidente Pier Carlo Restagno, sostituito fino a fine stagione dai commissari straordinari Renato Sacerdoti e Pietro Baldassarre. Nemmeno il 2-1 all’ultima giornata contro il Milan campione d’Italia bastò a salvare i giallorossi.

Il dato su Kean, quindi, è bellissimo e amarissimo insieme. Bellissimo perché lo mette accanto a tre colossi del calcio italiano. Amarissimo perché uno di quei colossi, a Roma, non evoca gloria ma la ferita più profonda di tutte. E allora sì, c’è davvero un po’ di Roma nel gol di Kean. Ma è la parte più dolorosa della sua storia.