Ci sono statistiche che valgono quasi come una sentenza. Quella sull’attacco della Roma è una di queste. L’ultimo giocatore giallorosso capace di chiudere una stagione di Serie A con almeno 15 gol è stato Tammy Abraham, fermatosi a 17 nel 2021/22. Per trovare invece un vero bomber da 20 o più reti in campionato bisogna tornare addirittura a Edin Dzeko, autore di 29 gol nel 2016/17. È un dato preoccupante, perché fotografa un vuoto lungo quasi un decennio nel ruolo più pesante di tutti.
Un buco che dura troppo
Il punto non è soltanto che la Roma non abbia più avuto un centravanti da 20 gol in campionato dai tempi di Dzeko. Il punto è che, da allora, il club non è più riuscito a costruire continuità realizzativa vera attorno a un attaccante. Anche quando i giallorossi hanno trovato stagioni discrete o buone da parte dei singoli, il salto verso il bomber che sposta davvero gli equilibri non è mai arrivato. Il dato è spietato: il picco più alto degli ultimi anni resta quel 17 di Abraham, mentre il riferimento precedente sopra quota 20 è ancora il bosniaco nel 2016/17. In mezzo, tanti tentativi, ma nessuna vera eredità raccolta.
Il problema si vede anche oggi
Basta guardare la stagione in corso per capire quanto questo tema sia ancora apertissimo. Nelle statistiche ufficiali della Roma in Serie A 2025/26, il miglior marcatore di squadra è Donyell Malen con 7 gol, seguito da Matias Soulé con 6. Artem Dovbyk, cioè il centravanti di ruolo, è fermo a 3 reti in campionato. È qui che la statistica smette di essere solo nostalgia per Dzeko o rimpianto per certe stagioni passate, e diventa attualità piena: oggi la Roma continua a non avere un uomo capace di trascinare davvero il reparto offensivo sul lungo periodo. E nel calcio di alto livello, quando il tuo miglior finalizzatore resta così lontano dalle quote dei grandi attaccanti, inevitabilmente tutto il peso del gol si sparge, si confonde, si alleggerisce.