Italia, attenzione alla Bosnia: la finale si vince in due zone precise

La squadra di Sergej Barbarez è più scomoda di quanto dica il nome, ma guardando le ultime uscite emergono anche crepe abbastanza chiare da poter attaccare

Jacopo Mandò -
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Barbarez
Barbarez e la sua Bosnia: ecco come l’Italia dovrà affrontarla – Romaforever.it

L’Italia si giocherà in Bosnia ed Erzegovina, a Zenica, l’ultima partita che separa gli azzurri dal Mondiale 2026. La squadra di Gattuso arriva alla finale dopo il 2-0 all’Irlanda del Nord firmato da Tonali e Kean, mentre la Bosnia si è presa il pass battendo il Galles ai rigori dopo l’1-1 dei 120 minuti, rimesso in piedi dal solito ex Roma Edin Dzeko. È una nazionale che ha sfiorato anche la qualificazione diretta, chiudendo seconda nel suo girone a due punti dall’Austria, e proprio per questo andrà letta bene: non è una corazzata, ma neppure una comparsa.

Il primo punto da colpire: costringerla a difendere bassa

Il primo dettaglio interessante è tattico. Nell’ultima semifinale playoff la Bosnia si è schierata in 4-4-2, con Vasilj; Dedic, Katic, Muharemovic, Kolasinac; Bajraktarevic, Sunjic, Tahirovic, Memic; Dzeko e Demirovic. E i numeri contro il Galles raccontano una partita precisa: solo il 38,1% di possesso per i bosniaci, contro il 61,9% dei gallesi, con appena 3 calci d’angolo conquistati contro 9. Anche contro l’Austria, una Bosnia molto raccolta nel secondo tempo, contenta di abbassarsi e assorbire pressione per poi ripartire. È qui che l’Italia può fare male: palleggio veloce, cambi lato rapidi, quinti alti e tanti uomini tra terzino e centrale. Se costretta a difendere bassa troppo a lungo, la Bosnia tende ad allungarsi e a concedere campo sulle catene esterne.

Il secondo punto: togliere aria a Dzeko e sporcare la seconda palla

Il vero cuore della Bosnia resta comunque Dzeko. A Cardiff ha pareggiato all’86’ con un colpo di testa, dopo che il portiere gallese aveva già salvato su Demirovic, e la sensazione è che i bosniaci vivano ancora molto sulla sua capacità di far salire la squadra, proteggere palla e riempire l’area nei cross e nei piazzati. Per questo l’Italia dovrà essere lucida soprattutto in due momenti: evitare falli inutili laterali e non concedere traversoni puliti. Il gol del pari al Galles nasce infatti proprio da una situazione che racconta il pericolo: palla lavorata da Alajbegovic, movimento da centravanti vero di Dzeko e difesa punita. La chiave, allora, non è solo marcarlo bene, ma togliere qualità al servizio: pressione sui portatori, attenzione alle seconde palle attorno a lui e grande pulizia nelle uscite basse. Se la Bosnia riesce a portare la gara sul piano emotivo, sporco e verticale, diventa fastidiosa. Se invece l’Italia la obbliga a rincorrere e a correre all’indietro, allora la finale può davvero girare dalla parte azzurra.