Roma e NBA Europe, possibilità vera o semplice fantasia? La risposta passa da un palazzetto e da 500 milioni

L’idea affascina, eccome: una squadra di basket targata Roma dentro la nuova lega europea dell’NBA. Ma oggi sarebbe una strategia percorribile?

Jacopo Mandò -
Tempo di lettura: 3 minuti
Basket Roma
Basket Roma: un nuovo capitolo verso NBA Europe – Romaforever.it

La prima cosa da chiarire è questa: NBA Europe non è più un’invenzione da bar sport. NBA e FIBA stanno andando avanti davvero, hanno parlato di una nuova lega europea con posti permanenti e accessi meritocratici dal sistema FIBA, e a gennaio Adam Silver ha ribadito che il progetto procede, anche se senza annunciare ancora squadre o città ufficiali.

Roma è davvero in corsa?

Ad oggi non c’è alcun annuncio ufficiale che leghi AS Roma o i Friedkin al progetto. Questo va detto con chiarezza. Però l’Italia è uno dei mercati indicati come prioritari nella prima fase dell’espansione, e diversi report hanno inserito Roma tra le città potenzialmente destinate a un posto fisso nella futura lega. È quindi una possibilità reale sul piano geografico e commerciale, ma non ancora un dossier pubblico in chiave giallorossa.

Dove giocherebbe una squadra della Roma?

Qui sta il primo nodo vero. Oggi, se nascesse una squadra cestistica della Roma, la soluzione più credibile nel breve periodo sarebbe il Palazzo dello Sport all’EUR: struttura già esistente, multifunzionale, capace di ospitare circa 11.500-12.000 persone. Il PalaTiziano, invece, pur essendo tornato a vivere, è troppo piccolo per un progetto del genere: è stato riaperto a 2.500 posti, con prospettiva di pieno regime e di eventi fino a 4.500 spettatori, numeri lontani dagli standard di una grande franchigia europea.

Palazzo dello Sport
Palazzo dello Sport a Roma: l’unica possibilità per giocare “subito” – Romaforever.it

Nuove arene

Ed è qui che il discorso diventa interessante. A marzo, al MIPIM 2026, è stato presentato il piano della città che include anche un nuovo palasport da 20mila posti a Pietralata. Non è un progetto della Roma basket, né un impianto assegnato ai giallorossi, ma il semplice fatto che la città stia ragionando su un’arena indoor di quella dimensione cambia il quadro. Perché una candidatura forte a NBA Europe si costruisce molto meglio con una venue moderna, premium e sfruttabile 365 giorni l’anno che non con un impianto adattato.

E i 500 milioni?

Qui serve distinguere bene. I 500 milioni di cui si parla nelle ricostruzioni internazionali riguardano soprattutto la valutazione o fee d’ingresso per una franchigia NBA Europe, con stime che arrivano fino a 1 miliardo di dollari. Quello è solo un pezzo del puzzle. Se poi aggiungi arena, academy, struttura manageriale, marketing e avvio operativo, il conto sale ancora. Quindi sì: per un club di calcio che volesse fare tutto da solo sarebbe un investimento enorme. Sul solo bilancio della Roma, oggi, la risposta tende al no. Nell’ultimo bilancio annuale disponibile, il club ha riportato 301,7 milioni di euro di ricavi operativi, una perdita di 81,4 milioni, patrimonio netto consolidato negativo per 407,7 milioni e indebitamento finanziario netto di 431,8 milioni. Chiaro, servirebbe una mano da parte della proprietà, in caso contrario sarebbe un’operazione quasi surreale. Questi numeri raccontano un club ancora da riequilibrare, non uno che possa serenamente caricarsi da solo un’operazione basket da mezzo miliardo. Però c’è anche un altro lato della medaglia: la stessa Roma ha appena ottenuto il via libera istituzionale al progetto stadio di Pietralata, un investimento complessivo da 1,047 miliardi di euro. Questo vuol dire che, dentro una logica più ampia di distretto sport-entertainment e con partner esterni, il tema non è impossibile: semplicemente non sarebbe un’operazione “da club”, ma “da ecosistema”.

Quindi: possibilità o sogno? Oggi è una possibilità teorica ma non ancora operativa. Il brand Roma avrebbe senso dentro un progetto NBA che vuole sfruttare la cultura calcistica europea, la città avrebbe mercato e fascino internazionale, e un’arena nuova a Pietralata renderebbe tutto molto più serio. Ma finché non esisteranno tre cose — partner, impianto e decisione industriale — resterà una suggestione di lusso. Bellissima, sì. Ma ancora non abbastanza concreta da chiamarla rivoluzione.