Il giorno dopo Roma-Bologna, le parole di Gian Piero Gasperini restano addosso più del risultato. Non tanto per il rammarico, che era inevitabile, ma perché dentro quella conferenza c’è stata un’ammissione molto precisa: la Roma ha fatto cose buone, in certi tratti è stata persino superiore, ma ha buttato via la partita con errori pesanti. E soprattutto, lo stesso tecnico ha riconosciuto che il suo sogno estivo di riprodurre certe “situazioni offensive” si è scontrato con infortuni, limiti strutturali e con un mercato che non gli ha consegnato fino in fondo i profili immaginati. Non è una frase banale. È una frase che pesa.
Una Roma meno Gasperiniana
Per questo il tema non è soltanto l’eliminazione ai supplementari contro il Bologna, arrivata dopo il 4-3 dell’Olimpico e il 5-4 complessivo. Il tema vero è che Gasperini, per la prima volta in modo così netto, ha fatto capire che questa Roma non è ancora diventata del tutto la sua Roma. Quando dice che il problema dell’attacco la squadra se lo porta dietro “da inizio anno”, o che per puntare più in alto sono mancati giocatori di altro spessore, non sta cercando alibi: sta fotografando il confine attuale del progetto.
Un processo all’uomo sbagliato
Sarebbe un errore enorme trasformare una settimana storta in una sentenza totale. Perché fino a questo passaggio la stagione giallorossa aveva comunque costruito basi credibili, e anche nella notte più amara la squadra ha avuto la forza di risalire dal 1-3 al 3-3 prima di crollare ancora. Lo stesso Gasperini, nel post partita, ha difeso il lavoro dei suoi e ha ribadito che il percorso fatto in questi mesi merita di essere chiuso al meglio, con tutta l’attenzione riportata ora sul campionato.
La lucidità del giorno dopo
È qui che il dibattito dovrebbe diventare serio. Gasperini non è improvvisamente diventato un problema solo perché la situazione si è complicata, così come non era intoccabile quando tutto filava meglio. I suoi errori ci sono, i limiti della squadra pure, ma il punto non può essere una reazione di pancia ogni volta che il vento cambia. Il giorno dopo Bologna dovrebbe lasciare soprattutto questa idea: la Roma ha il dovere di capire cosa manca davvero per completare il progetto, non di distruggerlo alla prima settimana negativa.