La partita dell’Olimpico si è accesa tutta insieme, quasi senza respiro. Prima il colpo del Bologna, con il destro meraviglioso di Jonathan Rowe finito all’incrocio dei pali e con Svilar completamente incolpevole. Poi, però, la reazione immediata della Roma, che non si è disunita e ha trovato subito il modo di rimettersi in carreggiata. E in una serata già complicata dall’uscita di Koné al 20’, sostituito da Pellegrini, il segnale dato dai giallorossi pesa ancora di più. Gasperini aveva scelto inizialmente Pisilli e Koné accanto a Cristante, prima del cambio obbligato che ha riscritto subito gli equilibri del centrocampo.
La svolta
A cambiare davvero il copione è stato proprio il numero 7. Un attimo prima aveva già sfiorato il pareggio con una punizione splendida stampata sul palo, poi ha messo in mezzo da calcio d’angolo un pallone perfetto, telecomandato, sulla testa di Ndicka. E quando l’ivoriano prende il tempo così, ormai, sembra quasi una sentenza. Il suo colpo di testa è diventato un marchio di fabbrica, un’arma sempre più riconoscibile dentro le partite sporche, tese, nervose.
La notizia migliore per la Roma, però, non è soltanto il gol dell’1-1. È il modo in cui è arrivato. La squadra ha preso uno schiaffo durissimo e ha reagito subito, senza sbandare, affidandosi ai suoi uomini di personalità. Pellegrini è entrato e ha cambiato il match, Ndicka ha fatto ancora una volta il resto. In una notte da dentro o fuori, non è un dettaglio: è un messaggio fortissimo.