La mossa raccontava già tutto. Sotto nel punteggio, Gasperini al 55’ ha tolto El Shaarawy e ha mandato in campo Vaz, scegliendo una Roma ancora più offensiva, più scoperta e decisamente più sbilanciata in avanti. Un cambio chiarissimo, quasi un messaggio all’Olimpico e alla squadra: non c’era più tempo per gestire, bisognava forzare la partita e cercare di ribaltarla con più uomini negli ultimi metri.
Una scelta coraggiosa, poi la doccia gelata
Il problema, però, è che la risposta del Bologna è arrivata subito ed è stata pesantissima. Poco dopo il cambio, i rossoblù hanno trovato anche il terzo gol: tutto nasce da una pressione di Rowe, che anticipa Ndicka e sporca l’uscita giallorossa, poi la palla arriva al limite a Castro, che non ci pensa due volte e lascia partire un destro violentissimo che si infila alle spalle di Svilar, ancora una volta senza colpe. Una mazzata durissima, perché trasforma una scelta offensiva in un rischio immediatamente punito e costringe ora la Roma a rincorrere una partita che si è fatta ancora più pesante.
Adesso serve quasi un’impresa
L’ingresso di Vaz doveva servire ad aumentare la pressione e il numero di uomini in area, ma il nuovo gol del Bologna cambia completamente il senso della serata. Adesso la Roma non è più soltanto chiamata a reagire: deve aggrapparsi all’orgoglio, all’energia del pubblico e a una scossa immediata per evitare che la gara scappi via definitivamente. La mossa di Gasperini resta coerente con il momento, ma il terzo schiaffo rossoblù rende tutto enormemente più complicato.